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Mountain Bike Action prova la Niner Rip 9

NINER R.I.P. 9, una 29er trail bike che segna un confine? 


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Niner di North Hollywood, California, è ormai uno dei produttori più noti agli appassionati, grazie infatti ad uno straordinario impegno e dedizione in ambito 29” e le continue novità proposte. La R.I.P. 9 è una di queste, in quanto considerarla soltanto un’evoluzione del modello che l’ha preceduta è riduttivo.

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(In foto: Ce la fa: con la R.I.P. 9 non si scende di sella dove prima si andava a piedi e

per gli amici non ci saranno speranze di tenere il vostro ritmo.

Cosa faranno? Alcuni appenderanno le scarpette al chiodo, per la frustrazione, mentre altri venderanno l’auto e si compreranno subito una Niner come la vostra, se riusciranno a vederla da vicino)

I PRINCIPI DI BASE
Nel nostro numero di Febbraio abbiamo provato la Jet 9, ovvero una full destinata ad un uso cross-country racing, mentre in quello di Agosto è stata provata la W.F.O. 9, mtb destinata ad un utilizzo all-mountain ed anche ad infrangere le barriere in termini di escursioni compatibili con le ruote di diametro maggiorato.

La R.I.P. 9 funge pertanto da anello di congiunzione e lo fa rivolgendosi alla “critica platea” dei trailbikers aggressivi. Per loro Niner ha quindi sviluppato un concentrato delle proprie tecnologie, confezionando una full dotata di 115 mm di corsa al posteriore, che in una 29er corrispondono, con un calcolo approssimativo utile però nel fornirvi un ulteriore riferimento, a 130 mm di “valenza dinamica”, se confrontati con una mtb con ruote da 26”. 

LA REALIZZAZIONE
La R.I.P. 9 sfoggia un telaio in alluminio privo di alcuna soluzione fino a pochi anni fa considerabile come standard. Le sue tubazioni orizzontale ed obliqua sono infatti assai vistosamente sagomate e profilate per idroformatura, ma anche il piantone è ampiamente curvato.

Gli scopi sono chiari perché, oltre a ricercare il miglior rapporto possibile tra rigidezza strutturale e leggerezza, in una 29er è ancor più fondamentale irrigidire il nodo di sterzo, messo a dura prova dalla lunghezza delle forcelle, ridurre la quota di standover e contenere l’ingombro di una ruota posteriore più grande in diametro.
Il generoso tubo di sterzo accoglie pertanto cannotti di profilo conico, cioè da 1,5” alla base e 1-1/8” alla sommità, decisamente più rigidi ed ormai un nuovo standard, al pari del perno passante 15QR, ovunque si ricerchino proprietà meccaniche sensibilmente superiori.

Diversi elementi del telaio sono stati inoltre ottenuti per forgiatura, così da compattarne favorevolmente le fibre, come ad esempio i robusti forcellini intercambiabili. Forcellini che quindi permettono di essere sostituiti con altri che possano accogliere soluzioni sofisticate come il perno passante Maxle o il mozzo Rohloff a cambio interno.

Lo schema di sospensione proprietario, denominato CVA™, è una variazione sul tema dual-link, il più gettonato, grazie al fatto di offrire una serie di vantaggi, tra i quali citiamo una costruzione potenzialmente rigida (il carro è in pezzo unico ed i braccetti possono essere molto corti e robusti), notevole possibilità di affinamento del rate di compressione dell’unità ammortizzante, minore tendenza a comprimersi per effetto della pedalata e nessuna sostanziale inibizione funzionale azionando il freno posteriore.

Diversamente dal solito, il braccetto inferiore è articolato al di sotto del movimento centrale (vedi pagina 50). Nel telaio non mancano poi dei passaguaina supplementari, dedicati a chi voglia installare un reggisella telescopico ad attuazione rapida remotata a manubrio, un’opzione che non possiamo che raccomandarvi caldamente.

IL MONTAGGIO
Disponibile in kit telaio con serie sterzo ed ammortizzatore dotato di taratura custom, la R.I.P. 9 ci è stata consegnata per il test con un insieme di componenti di certo ineccepibile, in termini puramente funzionali, anche se, per la destinazione d’uso, rimanendo in casa Shimano avremmo trovato più sensato un assemblaggio su base XT. Spicca quindi soltanto il fatto che al retrotreno il mozzo fosse stato bloccato con un sistema a vite, secondo Niner, e concordiamo, più rigido di un classico sgancio rapido.

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(in foto: Sì, vola: la R.I.P. 9 vola ma soprattutto galleggia sugli ostacoli che normalmente frenano e snervano su percorsi altrimenti ancora più belli.

Le ruote più grandi ed un’escursione azzeccata si sommano in un mix di magia e talento industriale)

 

SUL CAMPO
In sella: montando in bici non ci sono dubbi di essere su una 29er, ma non per colpa dello standover, in effetti ridotto, ma perché c’è sempre “qualcosa” di speciale che fa sentire il biker “più dentro” alla bici, come in effetti è, rapportandone la posizione decisamente più in basso rispetto agli assi ruota.

E’ davvero un feeling avvertibile e dona sicurezza. Per il resto, ci si sente centrati, comodi sulla sella e ben appoggiati sul suo ampio manubrio.


In pedalata: salendo di sezioni nelle coperture e nei cerchi, crescono leggermente anche le masse in gioco e quindi pure lo sforzo necessario alla loro accelerazione, ma per contro si gode degli ormai ben noti vantaggi dinamici in termini di facilità di rotolamento, mantenimento della rotazione (inerzia) e capacità di superamento di ostacoli di colpo più piccoli (in rapporto alla ruota), senza dimenticare i volumi d’aria assai più elevati nei pneumatici, con un effetto ammortizzante avvertibilmente superiore rispetto al 26”.

Premesso questo, la R.I.P. 9 va settata con il 20% di SAG e non richiede poi l’utilizzo del ProPedal per fornire una pronta risposta ed assenza di oscillazioni sgradite.


In curva: Niner ha talmente perfezionato le geometrie che anche nei singletrack più impegnativi la R.I.P. 9 diverte con agilità e precisione esaltate da un’aderenza superiore alla media. Le velocità mantenute sono pertanto più elevate, a dimostrazione che anche la sospensione svolga un lavoro più che adeguato nel copiare il fondo.
In salita: il trucco è ancora una volta quello di trovare il ritmo giusto e pedalare con cadenza fluida, così da contenere l’impegno necessario al mantenimento dell’andatura sempre tendenzialmente irregolare in fuoristrada, a causa del variare delle condizioni del fondo per pendenza, ostacoli ed aderenza offerta.

Così facendo la R.I.P. 9 sale veloce e con naturalezza, sfoggiando un rendimento ineccepibile. E’ inoltre possibile anche alzarsi sui pedali ogni volta che si desideri accelerare, senza per questo incappare in oscillazioni davvero fastidiose.


In discesa: le ruote più grandi e le generose escursioni ammortizzate sommano la loro valenza e permettono alla Niner di divorare gli ostacoli più importanti e di galleggiare sugli altri, sempre mantenendo senza fatica le traiettorie che il biker sceglie, o che prende per sbaglio, per quanto non sarà così facile commettere errori di guida con la R.I.P. 9, ma non si sa mai... La risposta del telaio è infatti molto precisa, in particolar modo all’anteriore, mentre la sospensione si lascia sfruttare fino in fondo, al punto che siamo incappati in più di qualche fine corsa, che non ha comunque mai scomposto l’assetto stabilissimo del mezzo. La larghezza del manubrio si è rivelata perfetta per ogni tester ed anche la risposta di ruote e copertoni installati ha soddisfatto appieno.

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(In foto: dettagli (da in alto a sinistra in senso orario): lo sterzo conico offre una rigidezza avvertibilmente superiore; i coperchi per i cuscinetti del carro fanno ben capire le attenzioni dei tecnici Niner; particolarmente corto e robusto il braccetto inferiore del sistema di sospensione CVA™ adottato)

GLI APPUNTI
Niner ritiene che la R.I.P. 9 possa essere montata anche per un utilizzo nei bike park, ma secondo noi non è il caso di spingercisi, optando piuttosto per la W.F.O. 9, se queste fossero le intenzioni.
Abbiamo sostituito invece quasi subito la chiusura a vite del mozzo posteriore con un classico sgancio rapido, perché per noi troppo poco pratica.
Non abbiamo purtroppo fatto in tempo a provare una delle nuove cassette con il pignone più grande da 36 denti, anche per controllare quanto il cambio fosse compatibile in tal senso, dato che non tutte le mountain bike utilizzano dei supporti del deragliatore posteriore della stessa lunghezza.

CONCLUSIONI FINALI
Il giudizio riassuntivo della Niner R.I.P. 9 richiama in parte, ed è giusto e naturale che sia così, quello espresso ad Agosto per la W.F.O. 9, in quanto la possiamo considerare come un passaggio naturale per chi venga da una front con ruote da 29”, ma non altrettanto se si arriva da una trailbike full-suspended con ruote “normali”.

Nel primo caso il biker scoprirebbe infatti un mondo fatto di singletrack e discese tra le più tecniche di colpo e magicamente più divertenti ed appaganti in ogni senso, mentre nel secondo dipenderebbe molto dai percorsi abituali.

Se infatti stretti, tortuosi e con continui e repentini cambi di pendenza, il biker faticherebbe ad operare il reset mentale necessario per sfruttare e godere di un mezzo come la R.I.P. 9. Ma se ci riuscisse non se ne pentirebbe di certo. Se invece pedalasse su fondi veloci ma avari di aderenza e fastidiosamente dissestati, allora per questa Niner potrebbe... perdere subito la testa!

Misura Bici test: Media

Escursione anteriore/posteriore: 120mm - 115mm

Peso: 13,4 Kg (compresi i pedali)

Per informazioni: www.raceware.com

 

 

Articolo pubblicato sul numero di Dicembre 2009 di MBA Italia

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