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MBA prova la Fisher Superfly 100

Obiettivi ambiziosi? Raggiunti e superati 


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Si fa fatica a crederci, ma con il 2010 Gary Fisher sta festeggiando “dieci anni di 29er.” Che decade lunga e combattuta che è stata... e quanta strada fatta da quelle primissime mountain bike dallo sterzo pesante ed assemblate senza poter quasi mai scegliere la componentistica adatta, in modo particolare la forcella. L’accettazione da parte di bikers ed operatori, perché è importante distinguere, è stata lenta, al punto che c’è stato un momento, nel 2003, in cui l’azienda stava quasi per cedere alla frustrazione e mollare le 29er!


Cosa ha fatto cambiare idea ed arrivare dove siamo giunti oggi? Tutto. Da un lato si sono scoperte le geometrie di base finalmente funzionali e dall’altro sono arrivate pure ruote più leggere e forcelle dedicate. Stando ai numeri solo Gary Fisher ha raddoppiato le vendite di 29er nel 2006 e da allora la crescita non è più rallentata. Lo scorso anno negli Stati Uniti Jeremy Horgan-Kobelski e Heather Irmiger si sono laureati Campioni Nazionali in sella ad una 29er e nel 2010 le principali novità del marchio, cioè la Superfly 100 e la Rumblefish, non saranno nemmeno replicate in versione con ruote da 26”.

PRINCIPI DI BASE
La Superfly 100 è una full-suspended pensata da cima a fondo realmente per il cross-country agonistico, ma in realtà durante il nostro test ne abbiamo scoperto l’effettiva valenza anche in ambito trailbike. La cosa non ci ha sorpreso più di tanto, poiché ci stiamo convincendo sia nel patrimonio genetico stesso delle ruote più grandi.

REALIZZAZIONE
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(In foto: Non le serve il 36? In teoria le prestazioni in salita della Superfly sono tali che potrebbe anche tranquillamente fare a meno della nuova cassetta pignoni Shimano da 12/36D, a meno che, come in questo caso, non convenga montarla per poi tenere la catena il più possibile sulla corona media da 32 denti, anziché sul 22.)

Per garantire il sicuro raggiungimento dei migliori risultati preventivabili, i tecnici Fisher hanno deciso di utilizzare la propria esperienza e tecnologia con la fibra di carbonio.

Per chi fosse nuovo del settore, ricordiamo infatti che l’azienda sia parte del gruppo Trek e che quindi utilizzi materiali e lavorazioni proprietarie da moltissimi anni, producendo direttamente in casa, nel Wisconsin, anche i telai in fibra di carbonio, identificandoli con la tecnologia OCLV (Optimum Compaction Low Void).

Diversamente infatti dai materiali metallici, la realizzazione di un telaio in carbonio comporta un numero di variabili decisamente superiore, trattandosi in pratica, e con una certa semplificazione che chiarisca bene il concetto di fondo, di partire dall’elemento primario utilizzato in forma di “filo” e tessuto in lamine con fili unidirezionali o incrociati. Se cambia il tipo di filo e il suo possibile incrocio, possono cambiare anche la quantità di fili, la dimensione delle lamine, la loro sovrapposizione, la compattazione, la materia che riempie gli spazi, le pressioni, il calore e la lavorazione finale stessa, con fasciatura, monoscocca, in-mold e talmente tante variabili che esistono tomi enciclopedici per una reale trattazione completa.

E’ quindi un innegabile vantaggio il fatto di esser partiti tra i primi e di potersi permettere di sviluppare in casa simili tecnologie, dato che la fibra di carbonio possiede il potenziale più alto in assoluto per la realizzazione di strutture meccaniche come il telaio di una bicicletta. Ci sono dei limiti noti, ma le aziende ci stanno lavorando.


Tornando invece al dettaglio del telaio in questione, vi evidenziamo come la tubazione piantone sia stata avanzata, al fine di acquisire spazi maggiori per contenere la lunghezza del carro, nonostante gli ingombri di simili escursioni con una ruota da 29”. Per il resto, non mancano le migliori soluzioni tecniche, come il fulcro ABP coassiale al mozzo posteriore, lo sterzo E2 conico da 1,5” a 1-1/8” e la geometria G2 con anche forcelle appositamente modificate nel rake per Gary Fisher. Tutto questo e soluzioni sviluppate negli anni hanno permesso al marchio di garantire una pronta risposta allo sterzo senza sacrificare per questo nulla della stabilità nei segmenti più veloci di un percorso. 

MONTAGGIO
A valorizzare l’assemblaggio troviamo una moltitudine di componenti dell’altro marchio del gruppo, Bontrager, nota positiva, vista l’alta qualità raggiunta non soltanto per selle, manubri, reggisella e attacchi, ma anche per pneumatici e ruote complete, entrambi pronti pure per un’immediata ed efficace conversione in tubeless (sempre consigliata).

TEST SUL CAMPO

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(In foto: La magia della geometria G2: la messa a punto di angoli e misure, vitale nel determinare la reale risposta di guida del mezzo, si è spinta anche per la Superfly fino a modificare il valore del rake della forcella, rispetto a quello di serie per tutti gli altri costruttori. Lo scopo è quello di offrire un mezzo reattivo ai comandi senza che ciò vada parzialmente a discapito della stabilità nelle discese più veloci. Il test ha dimostrato che l’ambizioso obiettivo è stato raggiunto.)


In sella: la prima sorpresa è riscontrare una posizione non allungata quanto ci si aspetti, segno di un’ulteriore evoluzione dei mezzi xc-racing verso una migliore abitabilità. A dispetto degli evidenti sovradimensionamenti della struttura, non ci sono guaine o tubazioni sporgenti che possano infastidire il biker, ben centrato tra le due ruote. Il manubrio presenta invece un’inusuale angolazione, accentuata rispetto alla media ed infatti pari a ben 12°. Vi piacerà o, al contrario, non vedrete l’ora di cambiarlo.


In pedalata: la risposta alla spinta sui pedali strappa subito un sorriso, un po’ perché realmente gratificante, ma anche per il fatto che da questo tipo di schemi sospensione ci si aspetta sempre molta sostanza ma non grande brio, che invece abbiamo riscontrato con molto piacere, sebbene in parte dovuto alla valenza ponderale di ruote e gomme, così come alla rigidezza strutturale del telaio.

Per ricavare il massimo dal mezzo conviene comunque pedalare in sella con il ProPedal attivato, per il quale ci sono in ogni caso due scuole di pensiero ben distinte ormai. C’è chi lo regola al massimo della frenatura e poi lo attiva soltanto nelle salite più lunghe, e chi invece lo setta al minimo e lo lascia sempre inserito. I primi ricavano il top delle prestazioni dal mezzo, ma hanno la scomodità di doversi ricordare di azionare la leva al momento giusto, specialmente prima di affrontare una discesa. I secondi se ne possono invece dimenticare, ma sacrificano un po’ della sensibilità sulle più piccole asperità.


In curva: la risposta dello sterzo è sorprendentemente reattiva, precisa ed intuitiva. Alla guida della Superfly ci si scopre più bravi di colpo nei singletrack tortuosi nei quali prima gli amici più dotati scappavano via da sotto il naso. La potenzialità del mezzo in tale contesto è tale da brillare pure in assenza, come in questo caso, di coperture dalla tassellatura aggressiva, specialmente se le si trasforma in tubeless.


In salita: ecco dove i bassi tasselli hanno mostrato il loro lato peggiore, se non si pedala fluidi, ma fortunatamente la superiore impronta a terra sopperisce in buona parte a questo limite. Si tratta comunque di qualcosa di modificabile al primo cambio gomme, se non ancora prima di uscire dal negozio.

mba_superfly100_dettagliCiò che conta è la risposta della Superfly nel suo insieme ed in questo senso non abbiamo potuto che confermare quelle che erano state le sensazioni in pedalata ed aggiungere quindi all’equazione la leggerezza del mezzo, davvero notevole per una 29er.

Il risultato è stato infatti esaltante ed il feeling migliore lo abbiamo riscontrato pedalandola il più possibile con la catena sulla corona media. La cosa è più fattibile di quel che si pensi, considerando infatti l’arrivo sul mercato della cassetta pignoni Shimano da 12/36 denti (sulla Gary Fisher però non ancora presente), il suo rendimento al top, il peso contenuto ed il fatto che chi l’abbia comprata dovrebbe essere un biker tra quelli che si tengono in forma più di altri. E se in sella alla Superfly si deve mettere il piede a terra, vuol dire che con nessun’altra bicicletta le cose sarebbero state diverse.

(In foto: Superfly in dettaglio (dall’alto): l’ammortizzatore Fox RP23 con taratura custom è dotato anche di Boost Valve;  il carro ha una costruzione visibilmente asimmetrica; pedivelle in carbonio per la guarnitura Truvativ; fulcro coassiale al mozzo ruota (ABP).)


In discesa: straordinaria. Conosciamo bene la geometria G2 ma l’agilità e la prontezza di guida dimostrate prima di raggiungere la cima ci hanno fatto temere ancora una volta che fossero state ottenute sacrificando parte della stabilità sul veloce. Non è stato così ed abbiamo potuto goderci un potenziale superiore a quanto si possa dedurne da una prima e semplice analisi statica della bici e della sua scheda tecnica.

Sul campo i 110 mm di escursione gestiti da uno schema di sospensione noto per la sua capacità di spianare il percorso, sommati ai vantaggi che le ruote da 29” indubbiamente sono in grado di garantire in presenza di geometrie azzeccate, hanno reso la Superfly un mezzo capace di divertire davvero nelle sezioni più tecniche ed impegnative. Un agonista abituato a competere in sella ad una front con ruote da 26” rimarrebbe sorpreso da quanto più forte e più rilassato potrebbe superare le discese, tirando finalmente anche un po’ il fiato, prima della salita successiva.

APPUNTI
Abbiamo avuto qualche problema di ingaggio dei cricchetti nel corpo ruota libera, in termini soltanto di rumorosità in certe situazioni, ma senza alcun guasto, nonostante i tanti chilometri di test fatti prima di restituire la bici.
Gli adattatori adottati dalle ruote Bontrager per montare dischi a sei fori sugli attacchi di tipo Shimano Centerlock hanno generato dei giochi, sull’asse di rotazione del disco stesso, avvertibili soltanto quando da fermi si controllano gli eventuali giochi della serie sterzo o del cinematismo del carro. Attenzione quindi a non confondere le cose.


Volendo invece trasformare le coperture in tubeless, non sempre in presenza di quelle più leggere è facile fare aderire subito e bene i loro fianchi al cerchio, così come ci è capitato in effetti con le Bontrager di serie, per le quali siamo ricorsi ad un compressore. La sottile carcassa ed i bassi tasselli non sono poi di particolare resistenza alle forature, ma anche il liquido autovulcanizzante ha avuto qualche problema nel rimediare sempre prontamente alla perdita di pressione. A complicare le cose siamo incappati inoltre in allentamenti dello stelo valvola, dato che la basetta interna non è facile da inserire e bloccare nella sede sul flap di conversione.


Se pensate pertanto di utilizzare la Superfly in ambito trailride, più che agonistico, accettate un aumento di peso ed optate per pneumatici meno racing.
Dulcis in fundo, abbiamo avuto il primo problema con i freni Avid Elixir, che al posteriore generavano una terribile vibrazione, al punto da sentirla anche sui pedali. La cosa è stata prontamente risolta però con la sostituzione delle pastiglie, dopo aver pulito bene anche il disco.

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(In foto: Un piccolo gioco che non guasta: ma è meglio saperlo prima, per non confonderlo con altro. Lo si riscontra utilizzando gli adattatori di serie con le ruote per l’utilizzo di dischi a sei fori sul mozzo con attacco di tipo CenterLock. Sulla base di appoggio del disco non ci sono infatti fori filettati ma spine che entrano nei fori del disco con un certo gioco che però la ghiera di ritenuta del disco in sede non ha il mordente di annullare se da fermi a freno azionato dondolate la bici avanti e indietro. Come DT Swiss.)


CONCLUSIONI
La Gary Fisher Superfly 100 è una 29er full-suspended pensata per il cross-country agonistico che, data la valenza attuale di una 29er front, noi ci sentiamo di consigliare per percorsi molto tecnici o per chi desidera maggiore sicurezza, comfort e divertimento, ma non è comunque a caccia di un podio a qualsiasi costo. Viceversa, ne suggeriamo invece il suo acquisto a tutti i trailrider che come noi abbiano spesso la voglia di pedalare un mezzo polivalente e non soltanto a suo agio ovunque, ma che doni anche tutto quel feeling e quella scorrevolezza così racing, gratificandosi nel contempo pure di una costruzione di qualità esemplare.

 

 

Misura Bici test: Medium

Escursione anteriore/posteriore: 100/110mm

Peso: 11,2 Kg (compresi i pedali)

Per informazioni: www.comarbikes.it

 

 

 

Articolo pubblicato sul numero di Febbraio 2010 di MBA Italia

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