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MBA prova la FELT Nine Pro

Felt Nine Pro. Una risposta secca a chi ancora non crede!


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(in foto: Apparenze classiche: il dettaglio costruttivo è però davvero sorprendente, per la ricercatezza e la cura sia progettuale che realizzativa)

Poche aziende vantano un catalogo vasto quanto quello che Jim Felt, il fondatore, ha saputo sviluppare da quel lontano 1991, anno in cui ha rivolto un primo sguardo verso la bicicletta, avviando nel 2000 l’azienda di successo che oggi tutti conosciamo. Proveniente dal mondo del motocross, Jim non ha quindi mai sofferto di “reverenza” alcuna nei confronti di materiali e tecnologie, ritenendo anzi di “potere e dovere” avere accesso al meglio. Se cercavate quindi una ragione per il suo successo, ora l’avete. E potevamo quindi nutrire davvero dubbi su quale sarebbe stata la sua risposta all’affermazione dello standard di ruote maggiorato a 29”?

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(in foto: Vette più vicine: biciclette come la Felt Nine Pro rendono tutto più facile e gratificante, avendo saputo sfruttare realmente a fondo il potenziale delle tecnologie vincenti di oggi. Quali sono? Ruote da 29” e carbonio!)

PER CHI E’ STATA PENSATA
La Felt Nine Pro nasce per la seconda generazione di 29er, ovvero per quella che non è più un fenomeno ma una realtà. Non è un distinguo da poco, perché deve poter giustificare il passaggio a quello che è il materiale più pregiato per questo genere di costruzioni meccaniche: la fibra di carbonio. La Nine Pro si rivolge pertanto ad un utilizzatore che al primo posto ponga prestazioni e leggerezza. Non è quindi di certo
il cliente più facile da accontentare.

COME E’ STATA REALIZZATA
Diverse sono le tecnologie attraverso le quali è possibile realizzare un telaio in fibra di carbonio, ciascuna con pro e contro che danno poi origine a soluzioni sempre più “miste” o proprietarie, se non addirittura “top secret”. Felt ha preso per la Nine una strada coraggiosa, scegliendo una costruzione monoscocca, che pertanto richiede la realizzazione di stampi dedicati estremamente costosi. Il prodotto finale è ottenuto poi attraverso l’utilizzo di un mix di fibre di caratteristiche diverse, tra le quali spiccano quelle ad altissimo modulo, e quindi capaci di contenere il peso finale in soli 1.300 g, un valore ottimo per i maggiori volumi e decisamente più alte esigenze meccaniche di un telaio 29er.

Spiccano i forcellini del carro e l’attacco della pinza freno, anch’essi infatti in fibra di carbonio, mentre il supporto del cambio è di tipo intercambiabile.

A colpire però è come dietro all’elegante livrea del telaio, classica nelle proporzioni e nel rivestimento esterno con la trama ad incrocio di fibre ben visibile, non si nasconda poi tanto un’accurata lavorazione di ogni “tubazione”, tra le quali quella obliqua domina, con la notevole dimensione della sezione triangolare ed il profilo piatto inferiormente. Ogni incrocio è sovradimensionato e rinforzato, da quello di sterzo, al movimento centrale, al nodo sella, ai forcellini, ma più la si guarda e più si scoprono nuove nervature e dettagli costruttivi di pregio, fino ad arrivare alla bussola in alluminio nel terminale piantone, che scongiura qualunque rischio di scivolamento del reggisella. Quando poi si giunge a notare la piastrina in kevlar che impedisce la caduta della catena nel passaggio alla corona più piccola, lo stupore lascia spazio a quell’estasi che chi è appassionato di meccanica prova ogni volta che è posto di fronte alla perfezione.

IL MONTAGGIO
Prima di parlare dei componenti, è doveroso dire quanto sia capitato di rado in una carriera ormai quasi ventennale di ricevere una bicicletta assemblata così bene. Soltanto una guaina era un po’ più lunga dell’ottimale, ma per il resto non è stato necessario regolare la serie sterzo, centrare le pinze, ruotare e sistemare i comandi o quant’altro, pur essendo andati davvero a fondo nel controllo, consci di quanto gli inevitabili assestamenti iniziali possano rovinare un test.
In merito invece ai componenti montati, abbiamo trovato un gruppo Shimano XT al gran completo, ruote comprese, pertanto perfettamente adatto ai nostri utilizzi.

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(in foto: Più grandi è più facile: le ruote da 29” soffrono meno non solo gli ostacoli sul percorso, ma anche le pendenze, sia positive che negative)


IL TEST SUL CAMPO
Prima di dare avvio alla serie di uscite di prova, c’è stato solo da tarare la forcella, che nel caso della Reba è operazione sostanzialmente immediata, essendo molto affidabili i valori di pressione dell’aria indicati direttamente sul fodero.
In sella: aggressiva, con un ampio manubrio che ispira padronanza da subito. Ottima la sella, che purtroppo però ha il profilo troppo sottile, con lo scafo che tocca l’ingombrante morsetto non appena ci si siede sopra. Dopo la prima uscita l’abbiamo potuta apprezzare soltanto in abbinamento ad un diverso reggisella. Il peso è apparso spostato leggermente sulla ruota anteriore, ma è andato bene così, per quello
che avevamo intenzione di fare.

In pedalata: risponde come una front? Certo che sì, ma c’è front e front, e la Nine Pro trasforma tutta la spinta sui pedali in avanzamento, con una sensazione di granitica connessione alla ruota posteriore ed un rendimento al top, anche se proprio per questo scappa troppo da sotto, se ci si alza sui pedali, rispetto a telai più “morbidi”. In sella però è un treno, ma di quelli superveloci e non soltanto per merito delle “Small Block Eight” montate.
In curva: proprio le gomme dai bassi tasselli ci avavano fatto nascere qualche timore, prima di curvare, ma una volta sul campo è stata una rivelazione. Le geometrie sono “degne di Pitagora” per perfezione, il telaio non innesca nessuna flessione fastidiosamente elastica, o tentennamenti, e lascia che anche la ridotta tassellatura delle Kenda scelte sfrutti la maggior impronta a terra, tipica delle ruote più grandi, e dia un risultato strepitoso in questo contesto. Singletrack stretti e tortuosi da panico?

Ci siamo andati: larghi soltanto pochi centimetri ed affacciati sul vuoto (non fatelo anche voi, se non ne siete più che in grado) con curve rocciose strette ed anche in contropendenza, ma nemmeno questi hanno fatto rimpiangere ruote da 26”. Mai.

In salita: il rilancio non è quello di una “26er” ma sulle cime ci siamo arrivati prima e più riposati. Questo perché il rendimento pedalando in sella è il massimo e, se nei percorsi scorrevoli si spremono velocità sorprendenti dal mezzo, in quelli sconnessi e più ripidi si fa valere tutta la superiore capacità delle ruote da 29”, sia nel superare gli ostacoli che nel poter restare ben seduti anche dove ruote più piccole alleggeriscono troppo l’anteriore.

Abbiamo combattuto solo con qualche scivolamento della gomma posteriore sui fondi con poca aderenza, ma, una volta sostituita, la trazione è rimasta stellare anche in queste situazioni.

In discesa: eccezionale. Nessuna indecisione, ma invece una padronanza totale in ingresso ed uscita di curva, così come affrontando pietraie e tratti ricchi di radici ed ostacoli che il telaio in carbonio dissipava al posteriore con abilità straordinaria, mentre all’anteriore ci pensava la Reba a fare miracoli con i suoi 80 mm di corsa. Le ruote Shimano hanno sorpreso per affidabilità, guidabilità e morbidezza, anche se su telai meno performanti non hanno trasmesso lo stesse sensazioni.

QUALCHE APPUNTO
Della sella abbiamo già parlato ed è un peccato veniale facilmente risolvibile, anche perché la Felt Nine Pro merita un upgrade con un reggisella in carbonio. Monteremmo anche un manubrio dello stesso materiale, così da goderci ancora di più il comfort di questo mezzo.

CONSIGLI PER L’ACQUISTO
Si può dare uno schiaffo per “svegliare” qualcuno al quale si voglia bene? Se la risposta è sì, allora Felt ha rifilato un bel “ceffone d’affetto” a chi ancora dubita che le 29er abbiano un senso. Abbiamo provato la Nine Pro ovunque, quindi non solo sui percorsi scorrevoli che alcuni pensano siano il luogo dove “relegarle”, ma anche dove nemmeno nelle giornate più belle ci si trovano tanti bikers a pedalarci, per l’impegno tecnico al limite che richiedono. Abbiamo provato poi anche a partire direttamente da casa o dall’ufficio, macinando chilometri veri... ma niente da fare... abbiamo sempre concluso il nostro giro prima con la Felt Nine Pro che con qualsiasi altra front da 26”. E non abbiamo mai avuto male alla schiena... Con alcune 26” era successo invece, perché il comfort di una ruota standard è davvero limitato al confronto, se si è in salita che si preme con forza sui pedali e si “rimbalza” sulle asperità inevitabilmente presenti e impattate a velocità troppo basse.

Se proprio non vi andasse di passare ad una full, allora una front come questa sarà senz’altro un’alternativa più che sensata, sia per l’agonista del cross-country che anche per il trailbiker. Le ruote da 29” sono come la fibra di carbonio: fatte male deludono, ma fatte bene sono strepitose... e la Felt Nine Pro ha fatto il miglior uso di entrambe.

 

Misura Bici test: 18,5

Escursione anteriore: 80mm

Peso: 11,4 Kg

Per informazioni: charlie-srl.it

 

Logo_MBAction_pIn collaborazione con MBA Italia numero di Giugno 2009

 

 

 

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