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Una perfetta esploratrice
Niner non dovremmo nemmeno più presentarvela, per tanto se n’è parlato ad ogni occasione a causa, anzi... per merito del suo impegno esclusivamente a favore di quello standard di ruote con diametro 29 pollici ormai divenuto di accettazione comune.
In seno alla sua vasta gamma, se è vero che la W.F.O. 9 rappresenta l’espressione più spinta verso escursioni più coraggiose, e quindi ancora una sorta di nicchia, lo è altrettanto il fatto che proprio la R.I.P. (Roll In Peace) 9 si sia invece sobbarcata l’onere e l’onore di tirare la volata alle 29er verso un ampliamento della loro diffusione da un ambito più classicamente cross-country/trailbike ad uno finalmente più all-mountain, un risultato infatti non ancora raggiunto e nemmeno considerato al momento come sicuramente alla portata di questo standard.
I limiti non stanno nella ruota più grande, ma nel bilanciamento globale del mezzo, dato che c’è da considerare anche il peso e l’inerzia supplementare di un carro posteriore più ingombrante e pesante, viste infatti le dimensioni oggettivamente superiori dell’intera cinematica dello schema di sospensione.
PRINCIPI DI BASE
Un ragionamento critico tra appassionati è quello su come vadano raffrontate le dinamiche di una 29er con quelle di una mtb con ruote da 26” in funzione delle rispettive escursioni ammortizzate.
In linea di massima non ci si dovrebbe però “azzuffare” nel voler posizionare la R.I.P. 9 a livello di una 26er trailbike spinta/all-mountain con corse ammortizzate da 140 mm.
(In foto: Le avventure più lunghe. Una mtb come la R.I.P. 9 allunga, e di molto, quella che vi eravate convinti fosse la vostra autonomia, spalancando di colpo un ventaglio enorme di nuove possibilità per voi)

I ragionamenti dietro a tale valutazione sono i soliti, triti e ritriti ormai, e che traggono spunto di base dal fatto che una ruota più grande in diametro renda automaticamente un po’ più piccoli gli ostacoli posti sul percorso, sebbene siano poi da considerare anche la sua maggior inerzia, che ne facilita lo scavalcamento comunque, ed i superiori volumi d’aria di un pneumatico da 29”, che in ragione di questo offre un miglior
assorbimento delle asperità stesse, cioè un’ammortizzazione supplementare!
REALIZZAZIONE
La R.I.P. 9 ha un telaio costruito in alluminio manipolato nei profili e nelle curvature mediante idroformatura. Il nodo di sterzo è irrobustito anche dal sovradimensionamento che deriva dall’adozione di una serie sterzo conificata, ma diverse parti (10 in totale) del telaio sono realizzate per forgiatura, come ad esempio i forcellini ed alcuni elementi strutturali del carro. Lo schema di sospensione proprietario adottato ha invece un disegno di tipo dual-link e l’acronimo CVA, ovvero Constantly Varying Arc, messo a punto da Niner sia con quelli che sono gli obiettivi più comuni (massimo rendimento della pedalata ed isolamento del lavoro del carro dalle forze indotte
dalla pedalata stessa ed anche dalla frenata) che con un particolare impegno nel garantire la qualità della propria risposta indipendentemente dal rapporto di
trasmissione utilizzato. Il carro posteriore presenta battuta e forcellini
standard, ma in opzione è possibile avere il perno passante da 12 mm ed a breve dovrebbe esserci la possibilità di avere (ugualmente in opzione)
anche quello da 142 x 12 mm.
(In foto: Cambia tutto, ma... non ve ne accorgerete, se non notando l’improvviso affannarsi dei vostri compagni di uscita abituali. Tra la velocità del mezzo e tutte le volte che non metterete più il piede a terra potreste rischiare di essere buttati fuori soltanto dal... gruppo!)

MONTAGGIO
Tra i componenti spiccano le nuovissime coperture WTB Bronson ed anche la serie sterzo Cane Creek AngleSet, forse il più discusso sia in questo numero che pure nel mercato, ma oggetto a breve di nuovi test studiati per comprenderne a fondo sia il potenziale che anche gli eventuali limiti. Nel caso della Niner ci ha dato la possibilità di sperimentare un angolo più disteso di 1° rispetto a quello originale, oltre ad allungare il passo e ad abbassare leggermente il movimento centrale. Di rilievo anche l’adozione del reggisella telescopico RockShox Reverb dotato di comando idraulico remotato al manubrio, un componente che ha fatto contenti e scontenti diversi bikers fino ad oggi. Per il resto, è sempre un piacere ritrovare Thomson per l’attacco manubrio e WTB per la sella.
SUL CAMPO In sella: spaziosa come ogni 29er, dato l’orizzontale più lungo, il generoso manubrio e la ruota posteriore più lontana (rispetto ad una da 26”, a causa del suo ingombro), la R.I.P. 9 accoglie con una confortevole seduta ed impugnatura (le sue manopole sono le ottime Ergon GA1).
In pedalata: le leggere ma robuste ruote le consentono di sfruttare a fondo la tipicamente eccellente pedalabilità delle Niner, che nemmeno l’aggressiva gommatura riesce in alcun modo a mitigare. Tassellatura e mescola delle Bronson sono di quelle che costerebbero care in termini di scorrevolezza in una 26er, ma nel caso della R.I.P. 9 la cosa quasi non la si nota. Il mezzo accelera con facilità e vola sulle asperità del fondo dei percorsi senza richiedere l’attivazione della sua piattaforma di pedalata. Le oscillazioni del carro, spingendo sui pedali, sono praticamente assenti infatti.
Guidabilità: come già accennato per la Pivot, anche nel caso della Niner molto dipende dal settaggio adottato per la serie sterzo AngleSet, molto avvertibile nel nostro caso. La R.I.P. 9 si è dimostrata infatti subito più stabile in velocità senza per questo sacrificare avvertibilmente la reattività ai comandi dello sterzo.
Il rigido telaio, le ruote più grandi e la buona ammortizzazione hanno consentito infatti alla Niner di incollarsi letteralmente a qualsiasi fondo, impressionando in quelli tipicamente più critici. Un certo rallentamento lo si è riscontrato soltanto nelle sezioni più lente, sebbene sia da imputare principalmente ad un manubrio più largo di quanto ottimale in tali situazioni.
Nei singletrack più impegnativi la guida è stata invece enfatizzata dalla possibilità di abbassare la sella in modo rapido e comodo. Un baricentro più basso, anche soltanto di tre o quattro centimetri, regala infatti una sensazione molto evidente di maggior controllo.

In salita: i pregi evidenziati nel rendimento in pedalata si fanno avvertire ancora di più in salita e permettono anche di alzarsi sui pedali con buona soddisfazione.
Sparisce in parte il peso (non trascurabile a questo livello di spesa) del mezzo e mettere il piede a terra dove di solito tocca farlo diventa una vera eccezione in sella alla Niner.
È incredibile come aggrappi il fondo anche più dissestato e scivoloso. Basta non agitarsi e girare con un gesto fluido e regolare le pedivelle... che poi sarà quasi impossibile perdere aderenza.
La nota negativa è data invece dalla rapportatura improponibile per un biker non in perfetta forma, a causa di una doppia corona con la più piccola da ben 26 denti.
Si tratta di un limite che dalla stagione 2012 (praticamente appena iniziata) non esisterà più, in quanto saranno offerte doppie con scalature anche da 36/22 denti.
In discesa: difficile dire dove finisca il merito delle ruote da 29” ed inizi quello delle sospensioni, ma le prestazioni in discesa sono veramente altissime e rivaleggiano soltanto con la grande sensazione di sicurezza trasmessa dal fatto di avere le ruote così saldamente aggrappate al fondo. La lunghezza del passo ed una posizione più “dentro la bici” (espressione che chi non ama le 29er aborrisce) rilassano il biker che non sia in cerca di “fare numeri”.
Le ruote più grandi sono infatti meno robuste (a parità di costruzione) di quelle da 26” e se portate al limite con salti ed atterraggi non sempre allineati possono innescare risposte elastiche critiche.
NOTE
Stessi problemi iniziali della Pivot con la AngleSet e valgono pertanto le medesime considerazioni fatte. Le WTB Bronson si sono rivelate invece adatte principalmente a sentieri tra i più tecnici. Se non fosse il vostro caso, vi consigliamo l’utilizzo di coperture più leggere e scorrevoli.
Il reggisella RockShox Reverb ci ha dato infine problemi a causa di una certa difficoltà nella riestensione che non siamo riusciti a risolvere del tutto.
CONCLUSIONI
La Niner R.I.P. 9 amplia smisuratamente le possibilità di esplorazione di un trailrider non in cerca di acrobazie, oltre a rilassarlo ed a riposarlo nonostante le velocità più alte che gli garantisce.
E non è questo che molti sognano di trovare?

Articolo pubblicato sul numero di Settembre 2011 di MBA Italia
Niner è distribuita in Italia da raceware.com
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