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Creata al 29° compleanno aziendale... Un chiaro segnale!
In effetti Rocky Mountain ammette di non essere mai stata facile nel cedere alle mode, o supposte tali, così come confessa anche di esser stata “raffreddata negli entusiasmi” di sperimentare il nuovo formato ruote dalla nomea che si andavano facendo, ovvero di poca reattività e godibilità nel tecnico... quindi qualcosa di decisamente non in linea con il palato di un brand con sede nella mecca del mountain bike più moderno, ovvero il British Columbia in Canada.
Come vedete però chiaramente dalla presenza di questo test, le ruote da 29 pollici si sono dimostrate nel frattempo ben più che una moda, o quell’elemento al quale anche alcuni di voi guardano ancora con un po’ di fastidio.
Vero?
Non possiamo allora che augurarvi di compiere pure voi presto 29 anni. Ma se li aveste già compiuti?
PRINCIPI DI BASE
La Altitude era nata come un’aggressiva trailbike, forte di 140 mm di corse e di un piglio sbarazzino in puro stile canadese. Non ci sono quindi radici bagnate, rocce viscide o fogliame di sorta che possano intimidirla e così doveva essere anche per la versione “con i ruotoni”.
REALIZZAZIONE
Innanzitutto va chiarito che la riduzione delle corse da 140 a 115 mm (al posteriore) sia una logica conseguenza di quelli che sono i maggiori ingombri di una ruota da 29” ed anche come una ruota più grande in diametro (c’è e ci sarà sempre chi lo legge per la prima volta...) renda più piccoli gli ostacoli (a livello di rapporto dimensionale è innegabile) e li superi inoltre più agevolmente grazie ad una maggior inerzia nel rotolamento ed all’ovvia superiore capacità di ammortizzazione derivata dai volumi d’aria più generosi contenuti all’interno dei suoi copertoni.
Bisogna però anche ammettere come a questi valori d’escursione ci si trovi già pericolosamente prossimi ai limiti funzionali delle attuali sospensioni, che risentono notevolmente dei pesi di quanto “sospeso” e quindi non soltanto di quello più alto di una ruota da 29 pollici ma anche dell’intera cinematica coinvolta. Le 29er sono onestamente ancora molto giovani in questo senso ed è giusto fare un passo alla volta senza fretta, sfruttando anche l’appena citata superiore valenza dinamica che quindi compensa nella sostanza le differenze sulla carta in termini di escursione.
Volendo dirla tutta, già che ci siamo, si deve inoltre chiarire come un utilizzo più gravity metta al momento abbastanza in difficoltà formati ruota che, in ragione del loro diametro più elevato, risultano meno robusti torsionalmente.
(In foto - Non si ferma: la Altitude 29 richiede un reset mentale al biker che la conduce e che non dovrà più smontare di sella quanto prima abituato invece a fare)

Detto questo, la Altitude 29 utilizza materiali, tecnologie e soluzioni tipiche del brand, quindi un alluminio proprietario di classe 7005 sagomato per idroformatura e un angolo della tubazione piantone che avanza decisamente la seduta del biker (che non la regoli con il filo a piombo rispetto ai pedali, vedi Vita di Garage in questo stesso numero), essendo di ben 76°, valore da tenere in mente quando si guarda poi la lunghezza dell’orizzontale virtuale ed anche il notevole interasse ruote risultante. Lo scopo è quello di gravare maggiormente sulla ruota anteriore, favorendo la pedalata su salite molto ripide e tipiche infatti del mountain biking.
Data però la natura ben diversa di una 29er, con i suoi assi ruota più sollevati ed il carro più lungo, ci verrebbe da pensare che si tratti di un’attenzione un po’ superflua, ma lo scopriremo presto. Lo schema di sospensione SmoothLink persegue obiettivi di certo comuni ad ogni costruttore e che elenchiamo in ognuno o quasi dei nostri test.
(In foto - Diametro magico: alla guida di una 29er così possente anche gli avvallamenti come questo in foto non saranno più nemmeno avvertiti. Consigliamo però un reggisella telescopico, visto che non ci si ferma mai!)

Possiamo farne a meno ora? Grazie!
Lo fa con soluzioni in apparenza identiche a quelle di un classico quadrilatero con Horst-Link, ma in realtà non lo è “in senso tecnico stretto”, avendo posizionato il fulcro tra i forcellini ed i foderi bassi al di sopra della linea di congiunzione ideale tra l’asse del mozzo e quello del movimento centrale, e non solo.
Ora vorremmo disquisirne per pagine e pagine, ma probabilmente vi interessano di più i riscontri effettivi sul campo.

MONTAGGIO
Il modello SE in test non è ancora importato in Italia, dove è invece disponibile la versione base assemblata come indicato nella scheda tecnica che trovate nella prossima pagina, con componenti di comprovata affidabilità e tra i quali spiccano le ottime coperture Maxxis Ardent, che in una 29er danno l’impressione di avere “montato i cingoli”!
SUL CAMPO
In sella: spaziosa e confortevole, ci si sente effettivamente più avanzati del solito, oltre che abbastanza alti da terra, una sensazione che in movimento invece sparisce, dato che rispetto agli assi delle ruote ci si trova seduti sensibilmente più in basso (a confronto con la Altitude con le ruote da 26”). Da record infine il contenimento della quota di standover.
In pedalata: sicuramente non un mezzo dei più reattivi alla spinta sui pedali, ma si lascia ugualmente accelerare in fuorisella senza difficoltà, data anche la rigidità del carro e delle sue articolazioni, cuscinetti compresi, ma per farlo è consigliabile avere attivata la piattaforma stabile. Montando una copertura più leggera le cose dovrebbe migliorare ed in effetti è possibile che la posteriore venga ridotta di sezione a 2,25”, sebbene rispetto
alla loro costruzione le Ardent da 2,40” siano tutt’altro che pesanti.
Guidabilità: qui la Altitude ci ha sorpresi, sfoggiando in effetti una prontezza superiore alla media e frutto quindi di un buon lavoro di ottimizzazione. Consigliamo sempre gli appassionati di avanzare la posizione in sella, nel passaggio ad una 29er, proprio per questo ed anche con la Rocky se n’è avuta una dimostrazione.
In pratica ci si accorge di stare su una 29er soltanto quando si è convinti di essere prossimi a perdere aderenza ed invece si scopre di avere addirittura ancora margini abbondanti, tanto il telaio e le eccellenti gomme si incollano a qualsiasi fondo.
In salita: si soffre solo se si ha fretta, altrimenti questa Rocky non la ferma nessuno. Conviene quindi prendersela con calma, stare seduti con il ProPedal inserito e portare gli amici sui fondi più accidentati, ripidi ed avari di grip, così che in cima si arriverà probabilmente primi lo stesso!
In discesa: offre sensazioni molto lontane da quelle della stessa versione con ruote da 26” e non la si sente sfruttare la sospensione, ma passa comunque su tutto ugualmente con un feeling di rilassato strapotere, più che di giocosa picchiata.
La aiuta in questo senso anche il generoso passo, che impegna meno del solito il biker nella distribuzione del proprio peso.
CONCLUSIONI
La Rocky Mountain Altitude 29 è una trailbike capace di ridurre l’impatto fisico sul biker delle uscite più lunghe o dei fondi sia più dissestati che impossibili o quasi da pedalare, tra fango, rocce e radici bagnate.
Affronta poi qualsiasi salita, percorso e discesa, detto in poche parole, ma lo fa nello spirito più puramente 29er che ci possa essere e si rivolge pertanto a quegli appassionati che, avendola già conosciuta ed amata, le abbiano anche giurato fedeltà eterna a costo della vita!
 Articolo pubblicato sul numero di Aprile 2011 di MBA Italia
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