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MBA prova la KHS Prescott

KHS Prescott. Divertimento assicurato 

KHSPresentazioneIn un mercato nel quale i consumatori vanno sempre di più “al sodo”, cedendo poco a fronzoli, grafiche e astuzie del marketing, cercando piuttosto garanzie funzionali e prezzi allineati alla qualità effettiva, un marchio come KHS non può che incontrare un apprezzamento crescente.

Testa a Los Angeles e produzione con stabilimenti propri in Taiwan e Vietnam, il brand non si crogiola in frammentazioni di gamma fra infiniti modelli e non disperde risorse nello studio di più o meno fantasiosi schemi di sospensione proprietari difficili da spiegare ed ancor più da capire, ma acquista direttamente da Specialized il diritto di sfruttare il loro sistema FSR e torna a concentrarsi su tubazioni, geometrie ed allestimenti, offrendo modelli sempre più interessanti.

 

PRINCIPI DI BASE

KHS è stata tra le prime aziende a credere nel formato di 29 pollici per le ruote, visto che ha talmente poca diffidenza verso le innovazioni da essere tra i pochissimi produttori che vadano cercando di dare una dimensione reale nel mercato anche al diametro intermedio da 27,5”.

Parlandone con loro il motivo è anche quello di aver compreso subito i limiti con i quali una 29er full di escursioni che oltrepassino una minima soglia avrebbe dovuto fare i conti.

Ecco perché quindi quello che è lo stato dell’arte della loro produzione attuale, la Prescott in test, offre soltanto 90 mm di corsa posteriore abbinati ad una forcella invece da 80 mm. In KHS non negano la possibilità di portare la seconda a 100 mm, così come l’eventualità di avere a questo valore entrambe le corse ammortizzate, pur ribadendo come l’estrema valenza dinamica delle ruote da 29 pollici trovi proprio nella Prescott di oggi la dimostrazione concreta del concetto espresso.

Scopriremo presto se hanno ragione.

REALIZZAZIONE
Il telaio della Prescott rappresenta un salto generazionale per il produttore, dato che sfrutta un alluminio 7005 arricchito da preziose curvature e sagomature per idroformatura.

La quota di standover rappresenta un record o quasi e si notano anche la generosa tubazione sterzo conificata ed il generoso dimensionamento del carro. A proposito di quest’ultimo, come già accennato, la sospensione utilizza un quadrilatero dotato di Horst-Link su licenza Specialized, da sempre garanzia di una massima funzionalità nell’assorbimento delle asperità anche meno rilevanti incontrate sul percorso, indipendenza nel lavoro del carro dalle forze indotte dall’azione del freno posteriore ed un efficace rendimento di pedalata.

Molto pulito infine il passaggio di guaine e tubazioni al di sotto dell’obliquo e veramente gradevole anche la colorazione scelta, una volta portata (giustamente) nel proprio ambiente (non andrebbe infatti mai giudicata in salone o da catalogo).

(In foto: niente paura. La Prescott non solo non si spaventa di fronte ad alcuna pendenza, ma è proprio nelle arrampicate più lunghe e ripide che gratifica maggiormente con la tranquillità del suo (veloce) passo e la comodità dell’assetto in sella)

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MONTAGGIO
La trasmissione utilizza un mix di componenti Shimano davvero funzionale, abbinando i comandi XT ad un cambio XTR e risparmiando proprio dove davvero non se ne soffre, come ad esempio per il deragliatore anteriore SLX, anziché sulla guarnitura, anch’essa XT infatti. Sono degne di menzione anche le ruote American Classic MTB 29 Tubeless da 1.600 g, montate con coperture Kenda  Small Block Eight da 2,10”.

Per il resto ritroviamo ogni volta con piacere i freni Avid Elixir R, anche se mancanti di un disco anteriore maggiorato. Manubrio e reggisella sono in fibra di carbonio e la forcella è l’affidabile RockShox Reba 29 RLT. Siamo invece curiosi di provare in questo contesto l’ammortizzatore ad aria RockShox Monarch RT3 Solo Air.

Mancava infine un batticatena, una carenza diffusa ma purtroppo anche un po’ un malcostume, dato che costringe a volte a qualche adattamento di troppo di quanto reperibile sul mercato.

KHSPart(In dettaglio: l’avantreno della Prescott è sovradimensionato al punto che pare suggerire l’adozione di una forcella più lunga; il morsetto reggisella non lasciava invece spazio alle regolazioni dell’arretramento sella; ottimo il rendimento della sospensione!)


SUL CAMPO
In sella: le regolazioni del SAG sono semplici ed immediate, nonostante quello della forcella abbia richiesto dei valori di pressione abbastanza più elevati rispetto a quelli indicati nella tabella presente sul fodero sinistro.

Riguardo alla posizione in sella ci si sente correttamente bilanciati tra le ruote, ma che ci ha lasciati perplessi è stato il manubrio da 64 cm, un po’ stretto per noi. A mettere in difficoltà poi anche la sella, di per sè “duretta”, ma la fonte dei problemi più immediati è stata invece un morsetto reggisella molto ingombrante che ne ha limitato le possibilità di regolazione in arretramento.

A dire il vero anche il reggisella non ci ha soddisfatto appieno nella sua lunghezza di 350 mm, appena sufficiente nel nostro caso (rispettando l’inserimento minimo a telaio indicato).


In pedalata: la risposta è piena e gratificante, merito di certo delle rigide e leggere ruote, ma anche di un telaio ben costruito e di un carro ottimizzato a dovere. Le oscillazioni spontanee tipiche di queste attivissime architetture sono in effetti minime e pressoché ininfluenti, al punto da non far avvertire la reale  necessità dell’attivazione della piattaforma di pedalata dell’ammortizzatore.

Guidabilità: sorprendente, detto in una parola sola, dato che la Prescott è stata sfruttata molto spesso nei singletrack più tortuosi ed impegnativi possibili con grande soddisfazione.

Il passo generoso, l’avancorsa e gli ingombri del mezzo sono avvertibili ma non ci hanno mai fatto pentire di averla scelta anche per le uscite nei singletrack citati, mentre nelle curve più veloci la Prescott ha sfoggiato un appoggio rassicurante e stabile anche sui fondi più tecnici e senza innescare reazioni elastiche o tentennamenti nella impostazione delle traiettorie.

Persino il manubrio da 64 cm si è fatto quasi perdonare...

In salita: arrampica decisa con passo regolare e incollando la ruota ovunque, a dispetto della tassellatura ridotta tipica delle Kenda montate (le stesse della Cannondale Trail SL 2 29’er testata in questo medesimo numero).

Non disdegna poi le occasionali accelerazioni e non manifesta oscillazioni che inducano a voler frenare il lavoro dell’ammortizzatore, quasi sempre lasciato aperto. La ruota anteriore segue docile le direzioni scelte ed i ritmi mantenuti soddisfano quanto la tranquillità che il mezzo ispira in ogni situazione, dato che rimane insensibile a quel che passa sotto alle sue ruote.

In discesa: temevamo che gli 80 mm messi a disposizione dalla forcella fossero pochi ma, evitando i tracciati davvero più tecnici e più ricchi di gradoni rocciosi, la KHS sfrutta appieno il suo rassicurante passo generoso, la rigidezza della struttura, ruote comprese, e l’eccellente sospensione posteriore garantendo velocità che non avremmo ritenuto possibile poter raggiungere e poi mantenere con la confidenza che la Prescott ha invece sfoggiato.

Ci sono discese nelle quali con certe bici si trattiene il fiato senza accorgersene... ma con la KHS non succede di certo. Gli ottimi freni si sono sempre fatti sfruttare a fondo senza inficiare il lavoro del carro ed anche l’anteriore non ha sofferto in modo così marcato la mancanza di un disco di diametro adeguato... ma forse perché la Prescott invitava ad aggredire le curve senza particolari rallentamenti!

(In foto: slalom perfetto. Sulla carta la Prescott dovrebbe essere un po’ in difficoltà nei singletrack tortuosi ma, pur non celando le proprie  caratteristiche, si è lasciata guidare sempre con sorprendente soddisfazione)

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Scheda_KHS-PrescottAPPUNTI
La Prescott era stata provata nelle prime uscite con gomme riservate al mercato USA che non ci avevano assolutamente soddisfatto, sui terreni poco consistenti tipici degli inverni nel nord Italia.

Si trattava delle WTB ExiWolf, tra l’altro di peso più elevato, e la decisione dell’importatore di montarla con delle Kenda Small Block Eight è stata più che condivisa. Abbiamo invece avuto un problema con la ruota posteriore, dovuto ad un nipple perso dentro il cerchio (evidentemente nel momento del primo montaggio) e talmente difficile da estrarre che c’è mancato davvero poco che optassimo per la sua “incollatura” in sede, pur di non sentirlo più sbattere. Per una impugnatura più corretta abbiamo eliminato infine i visualizzatori di rapporto dei comandi, così da poter portare le leve freno all’interno ed impugnarle più efficacemente.

CONCLUSIONI
La KHS Prescott è davvero una straordinaria 29er full che si fa apprezzare appieno in un ambito cross-country/trailride. Le sue ridotte escursioni la rendono infatti estremamente fruibile e semplice da condurre senza che però a soffrirne siano il comfort e la capacità del mezzo nell’affrontare anche i percorsi di un certo impegno tecnico (nei limiti di quanto sia ragionevole), nei quali offre invece un livello di confidenza sorprendente.

La KHS Prescott si rivela pertanto una scelta azzeccata per il biker che pensava di dover per forza optare per una 26er di escursioni elevate pur di cancellare quello che gli passava sotto alle ruote ed aggrappare poi ovunque in salita, ancor più che per farci i numeri in discesa, dove comunque vuole divertirsi con un po’ di sicurezza in più.


 

Logo_MBAction_pArticolo pubblicato sul numero di Marzo 2011 di MBA Italia

 

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