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MBA prova la GT Sensor 29”er Pro

Una gradita sorpresa che sposta alcuni equilibri 

MbaGTSensorPresentazione
GT Bicycles aveva presentato la nuova piattaforma Sensor nella passata stagione, colmando con essa il vuoto di gamma tra i mezzi con destinazione d’uso cross-country e le trailbike più aggressive, ma è con una certa sorpresa che abbiamo appreso prima della sua intenzione di realizzarne una versione con ruote da 29” e successivamente che essa sarebbe stata distribuita anche nel nostro mercato.

E non è un segreto per nessuno l’attuale feroce battaglia tra sostenitori e detrattori del nuovo standard, ma a quanto pare i costruttori hanno invece le idee molto chiare in proposito, visti i notevoli investimenti ormai necessari alla ricerca ed anche l’effettiva posta in gioco.

PRINCIPI DI BASE
La Sensor con ruote più grandi non è stata volutamente declassata nelle proprie quote di escursione, sfruttando la maggior valenza dinamica offerta appunto dal loro diametro superiore, ritenendo il mercato già maturo e quindi non più ancora fermo alla contrapposizione 26 contro 29 pollici prima citata. Le acque sono “agitate” ma si prosegue sulla rotta stabilita.

La Sensor si posiziona pertanto in ambito trailride più spinto (avete dato ad esempio un’occhiata anche soltanto alla quota di interasse?) di quello della sorella da 26” e farà riscrivere alcuni capitoli della storia della mountain bike.

(In foto: 29er da salti? La GT Sensor sfodera in effetti non soltanto generose corse ammortizzate ma anche un telaio di impressionante rigidezza)

MbaGTSensorJump

REALIZZAZIONE

Per la costruzione del telaio GT utilizza un classico alluminio 6061-T6 arricchito da una trafilatura a triplo spessore e da lavorazioni di idroformatura che ne scolpiscono con cura il profilo, disegnando linee e sezioni che è un piacere osservare in dettaglio, nonostante queste tecnologie abbiano di colpo reso inutili ed obsolete quelle aggressive fazzolettature che molti bikers appassionati di vecchia data associavano invece alle realizzazioni più raffinate.
Lo schema di sospensione adottato è l’ormai famoso ID (Independent Drivetrain) proprietario, caratterizzato da un carro in pezzo unico con fulcro singolo ed una scatola del movimento centrale articolata sia sul carro stesso che sul triangolo principale, soluzione con gli anni sempre più messa a punto allo scopo di svincolare il lavoro della sospensione dalle forze indotte dalla pedalata, riducendo anche l’influenza dell’azionamento del freno posteriore e comunque mantenendo una distanza tra sella e movimento centrale sostanzialmente costante nell’arco dell’intera escursione.

Ogni perno è infine montato su cuscinetti sigillati sovradimensionati.

MONTAGGIO
Non ne parliamo mai, e chiediamo venia, ma in effetti di questa GT la prima cosa che ha colpito tutti è la bellezza della sua colorazione. La componentistica presenta invece preziosità come i nuovi reggisella e manubrio Cobalt di Crank Brothers, conferme come la sella WTB Silverado e spunti di perplessità, quali la scelta di una guarnitura doppia 39/26D, ricordandovi come le ruote più grandi allunghino il rapporto finale, e di raggi da 1,8/1,6/1,8 mm, dato quanto la rigidezza torsionale (tipicamente più bassa in presenza di un diametro ruota maggiore) sia un aspetto critico di una certa valenza.

(In foto: In piedi sui pedali: il particolare schema di sospensione GT lo permette infatti ed è un piacere che sia così, gratificati anche dalla risposta del telaio)

MbaGTSensorCorner

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(In foto: In dettaglio: eccovi l’Independent Drivetrain, con la scatola del movimento centrale articolata sia sul carro che sul triangolo principale; spiccano i robusti forcellini, ma anche l’improbabile rapportatura (39/26D) delle guarniture doppie Sram, purtroppo)


SUL CAMPO
In sella: abbiamo subito girato l’attacco manubrio, inclinandolo verso il basso, e ci siamo sforzati di non sentirci troppo avanzati da un angolo piantone in effetti tra i più verticali, anche perché abbinato ad un reggisella a morsetto centrale.

Da un lato infatti la ruota posteriore si trova assai più arretrata di quella di una mtb classica, ma anche l’anteriore è allontanata da una misura orizzontale persino più generosa di quanto la sua misura faccia supporre (per effetto del piantone molto verticale) e da una forcella più inclinata della media tra le 29er (se date ancora una volta un’occhiata al passo capirete di cosa stiamo parlando).

In pedalata: la risposta alla spinta sui pedali strappa un sorriso soddisfatto, specialmente se ci si alza in piedi come non si è mai potuto fare in genere in queste situazioni. Sia chiaro che la reattività non è quella di un mezzo xc-racing, ma in ogni caso si è colpiti dalla rigidezza strutturale del telaio e da come la sospensione non richieda nemmeno il disturbo di attivare la piattaforma stabile (comunque offerta dall’ammortizzatore), uno dei benefici noti dello schema GT. Le oscillazioni sono infatti davvero minimali.

Guidabilità: la Sensor è talmente incollata al fondo che ci si convince di aver montato le Nevegal anziché le Small Block Eight, ancora una volta merito dell’eccellente telaio e di sospensioni al top. Venendo invece alle geometrie, l’ampio manubrio mitiga in parte la pigrizia tipica di una ruota da 29” abbinata ad un angolo di sterzo pensato più a favore della stabilità nelle discese veloci su fondi tecnici, che per offrire maggior prontezza di guida nei singletrack più tortuosi, un ambito nel quale si soffre anche il già citato lungo interasse. Nei tornanti le cose si complicano quindi inevitabilmente, sebbene a soccorrerci intervenga il generoso grip delle ruote.

In salita: il peso si fa sentire nella mancanza di rapporti adeguati nelle arrampicate più impegnative, altrimenti la Sensor nasconderebbe bene la propria massa, grazie sia al robusto telaio che ad una sospensione che permette anche di alzarsi in piedi sui pedali quando il rapporto è davvero troppo lungo da reggere per la salute della muscolatura lombare e delle articolazioni delle ginocchia dei meno allenati e leggeri.

In discesa: la sensazione, suffragata da riscontri oggettivi, è quella che le più ingombranti ruote da 29” non sfruttino quanto quelle da 26” le escursioni realmente a disposizione, ma la GT Sensor sfodera velocità impressionanti nelle sezioni complicate da contropendenze, ostacoli importanti e scarsa aderenza del fondo. Non è invece un mostro di agilità, ma non ha nemmeno particolari esigenze di ricerca di traiettorie ideali, tanto facilmente passa su tutto.

Se all’anteriore viene montata una copertura aggressiva per tassellatura e sezione la GT sposta avanti di un’altra tacca le già notevoli prestazioni.
In frenata siamo stati sorpresi dalla qualità della messa a punto della sospensione, visto come ha incollato la non così mordente copertura posteriore anche ai fondi più critici e scivolosi, nonostante poi la notevole potenza dell’impianto (provvisto pure di un disco maggiorato).

MbaGTSensorSchedaAPPUNTI
Dovremmo riparlare della scelta infelice operata da Sram nell’adottare guarniture doppie con la corona piccola da 26 denti, troppi per una 29er, se non l’avessimo già fatto ormai infinite volte.

Non portate a casa la Sensor così montata ma chiedete al negoziante che ve la personalizzi con corone di ridotta dentatura o che monti una tripla, non Shimano però, visto che dal 22 è passata al 24D!

La sella Silverado non sarà poi gradita a tutti, essendo pensata più per il cross-country che per il trailride. All’anteriore montate invece una Nevegal al posto della Small Block Eight, tanto per restare in Kenda, e vi divertirete ancora di più.

CONCLUSIONI
La GT Sensor 29”er Pro è un mezzo dallo straordinario potenziale nei percorsi più vallonati e veloci su fondi scarsi di grip e caratterizzati anche da tratti dissestati che di solito vi rallentano fastidiosamente e nei quali vi sembrerà di colpo come di volare, grazie ad essa.

Con pochi aggiustamenti si può renderla adatta anche ad un utilizzo di grande soddisfazione in un ambito più tecnico, se non siete comunque alla ricerca di un fulmine nei singletrack tortuosi o di una scalatrice tra le più voraci. Per il resto, offre un’ottima qualità costruttiva e soprattutto una personalità esuberante come poche.

Logo_MBAction_pArticolo pubblicato sul numero di Febbraio 2011 di MBA Italia

 

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