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Lo stato dell'arte delle 29er?

Per chi non lo sapesse ancora, ci sono stati dei recenti importanti cambiamenti per ciò che riguarda il marchio oggetto di questo test.
Il primo è che, per quanto fosse già di proprietà del gruppo Trek (che possiede anche il brand di componentistica Bontrager), Gary Fisher non vive più di vita propria, cioè come se la proprietà fosse un dettaglio a carattere amministrativo, ma (con il nome di “Gary Fisher Collection”) è diventata semplicemente una linea di prodotti in seno allo stesso catalogo Trek.
La seconda novità ci riguarda più strettamente, in quanto relativa al mercato italiano che da questa stagione vede la Trek presente direttamente e non più con l’interposizione di un distributore. Il terzo è che, in attesa di capire quanto forte sia l’italico potenziale per le 29er, sia stato deciso di limitarne per ora la presenza ai soli modelli da cross-country, complice probabilmente quella percezione errata, perché ormai ampiamente dimostratasi tale, che gli appassionati nel nostro paese siano soprattutto agonisti.
Ci auguriamo le percezioni degli operatori, spesso molto in ritardo rispetto alla realtà (come in questo caso), cambino al più presto e nel frattempo ci consoliamo con il fatto che il tempo voli e che sia un piacere godersi il test di un simile gioiello.
PRINCIPI DI BASE
La Rumblefish nasce per raccogliere l’eredità tecnica della apprezzatissima Superfly 100 e portarne la valenza funzionale, più orientata all’agonismo, pienamente in un ambito trailride.
Crescono pertanto le escursioni e si modificano le scelte di geometrie e componenti in funzione di questo che in effetti è un ben diverso utilizzo.
(In foto: Non da “manual”...: le diversità tra una classica 26er ed una 29er vanno restringendosi gradualmente ormai alla differente “giocosità” offerta. Se un carro più corto e masse minori agevolano le acrobazie, dall’altro il grip al suolo permette rendimenti in molti casi davvero impressionanti).

REALIZZAZIONE
La Rumblefish ha un telaio in alluminio 6011 a spessori differenziati oggetto di generose lavorazioni di idroformatura che ne hanno visibilmente ottimizzato sezioni e profili, alla ricerca del miglior compromesso in termini di leggerezza e rigidità strutturale. Lo schema della sospensione utilizza il meglio della tecnologia Trek, cioè un disegno a quadrilatero con fulcro posteriore coassiale al mozzo (ABP) e l’attuazione dell’ammortizzatore ad entrambe le estremità (Full-Floater).
L’ammortizzatore stesso è del tipo DRCV, quindi dotato della conosciuta camera pneumatica supplementare messa a punto in collaborazione con Fox per migliorare la risposta a metà escursione. La costruzione sfrutta inoltre lo sterzo di tipo E2 conificato (1,5>1-1/8”), che irrigidisce l’avantreno in collaborazione con la forcella a perno passante 15QR, ma è da sottolineare piuttosto la presenza di un carro avente una battuta aumentata a 142 mm ed un perno passante da 12 mm.
Ciò permette infatti il montaggio di una ruota con i raggi dal lato pignoni decisamente meno verticali e pertanto molto più rigida torsionalmente, altrimenti tallone d’Achille con un cerchio più grande in diametro.

(In foto: in alto la tubazione sterzo conificata E2; il calibro di misurazione del SAG; l’invisibile ma ben avvertibile sul campo sistema ABP con il fulcro posteriore coassiale al mozzo).
MONTAGGIO
Il gruppo Shimano XT da 30 velocità “manca”, ed è incredibile dirlo, di quelle che servirebbero, visto che il passaggio del pignone maggiore da 34 a 36 denti, una benedizione la passata stagione, è stato vanificato dalla modifica della corona più piccola da 22 a 24 denti.
Non capiamo i motivi di questa scelta Shimano, azienda che in passato ha già dimostrato clamorosi autogol e la capacità di ritornare sui propri passi, con il dispiacere però da parte nostra per gli anni e le tante occasioni perse nel frattempo.
Un biker appassionato può comunque rimediare con la sostituzione della corona, che per il momento dovrebbe poter ancora reperire e montare (visto che è prevista per 9v) senza grandi difficoltà.
È da evidenziare invece più che positivamente la presenza di una forcella con rake personalizzato per la geometria Gary Fisher G2 (non giudicate quindi la guidabilità prevista soltanto in base all’angolo di sterzo!), messo a punto per consentire, nelle intenzioni del produttore, un migliore compromesso tra la reattività ai comandi dello sterzo e la stabilità alle velocità più elevate, esigenze in effetti agli antipodi (la prima richiede un angolo sterzo più verticale e la seconda l’opposto!).
SUL CAMPO
In sella: la seduta è ben centrata, confortevole e molto spaziosa, grazie anche al manubrio più largo trovato finora su queste escursioni, ovvero da 70 cm. L’articolazione della sospensione non ostacola il biker e la regolazione iniziale è immediata con i calibri forniti di serie (vedi foto a pagina 80).
In pedalata: come tipico e noto ormai per questo schema di sospensione, la risposta alla spinta sui pedali non è delle più brillanti in assoluto, per quanto tutt’altro che pigra. Si scopre infatti come sia soprattutto un’impressione, dato il ritmo che poi si tiene sul percorso. Ruote e gomme generose, coadiuvate da morbide e lunghe sospensioni, generano un effetto “rullo compressore”... nel senso che rallentare questa Trek una volta lanciata è davvero un’impresa per gli ostacoli posti nei fondi più classici del trailriding. La Rumblefish non se ne cura e mantiene con immensa facilità tutta la velocità che sarete stati in grado di raggiungere! Le oscillazioni della sospensione sono presenti in minima misura e volendo farle sparire del tutto basta attivare la piattaforma stabile del suo ammortizzatore, cosa che comunque non abbiamo sentito la reale necessità di fare abitualmente.
Guidabilità: i profondi interventi di messa a punto della geometria hanno colto appieno nel segno e la Rumblefish risponde con la reattività di un mezzo cross-country racing pur offrendo la stabilità e la sicurezza della migliore delle trailbike moderne. La rigidezza dell’insieme, compresa quella avvertibilmente superiore della ruota posteriore, garantisce inoltre una precisione chirurgica nella gestione delle linee da tenere sul tracciato, con un’aderenza al fondo straordinaria.
In salita: il peso non è trascurabile, dobbiamo ammetterlo, ma la Rumblefish ne può soffrire soltanto nelle salite facili e scorrevoli. Non appena le cose si complicano sarà lei invece a fare il ritmo nel gruppo, creando scompiglio se tra le fila ci fossero i classici agonisti del cross-country, costretti infatti al piede a terra ed a veder sparire all’orizzonte chi pedala questa Trek, sapendo anche di non avere probabilmente speranza di poterla raggiungere in discesa. Non abbiamo invece sofferto del rapporto più lungo rispetto a quello dello scorso anno solo perché con il lavoro che facciamo siamo bene allenati... Vale quindi quanto già detto nel paragrafo del montaggio.
In discesa: la Rumblefish ha fatto valere telaio, geometrie, robuste ruote ed ottime sospensioni oltre le attese ed alla sua guida siamo sempre scesi più veloci e sicuri che con la nostra trailbike preferita di pari escursioni. Impressionante il grip offerto dalle sue gomme, al punto da costringere alcuni dei nostri tester ad un reset mentale su quelli che fossero i reali limiti raggiungibili. Cambia radicalmente anche la percezione del percorso, per come le ruote più grandi siano quasi del tutto indifferenti a radici, solchi, canaline ed altro che mette invece abitualmente in crisi mezzi meno dotati.
Eccellente anche in frenata, dato che non viene inibito il lavoro della sospensione che resta libera di assorbire al meglio le asperità, permettendo staccate al limite in tutta sicurezza. È merito anche degli ottimi freni e della differenziazione del diametro dei dischi, naturalmente. Il solo consiglio che quindi vi potremmo dare è di provare a... frenare di meno, perché il potenziale di questa Trek potrebbe rivelarsi una sorpresa!
(In foto: Difficile fermarla. Non parliamo però dei suoi (ottimi) freni, ma di come la Rumblefish divenga padrona di ogni percorso. Abbiamo utilizzato fiumi di parole e concetti... ma forse sarebbe il caso di riuscire a provarne davvero una al più presto. Meglio di no, forse, se non si avessero assegni in tasca...)

APPUNTI
Decisamente apprezzabile il batticatena adottato. Sulla ruota posteriore consigliamo invece di montare alla prima occasione una copertura di sezione e peso inferiori, così da “sveltire” il mezzo, mentre converrà adottare al più presto anche un reggisella telescopico, l’ideale per spremere ancora di più la bicicletta in ogni discesa.
CONCLUSIONI
La Trek/Fisher Rumblefish risponde di “sì” alla domanda posta nel sottotitolo, perché da ogni punto di vista, nessuno escluso, rappresenta lo stato dell’arte per le 29er, capaci con essa di entrare non soltanto a pieno diritto tra le trailbike ma anche di porsi direttamente in posizione di leadership, lasciando che sia l’appassionato a scegliere tranquillamente se rimanere con le ruote da 26”, leggermente più reattive e robuste, o passare a quelle più grandi, che niente o quasi può fermare.
Non ci sono infatti lacune di alcun genere in questo mezzo e la scelta è come dovrebbe sempre essere, ovvero solo e soltanto un gusto personale.
Questa è infatti secondo noi la migliore trailbike Gary Fisher di sempre!
Articolo pubblicato sul numero di Gennaio 2011 di MBA Italia
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