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Un modo diverso di godersi i percorsi
Redline è un marchio fondato in California nel 1970 e che dal 1990 orbita nel gruppo Seattle Bike Supply (a sua volta in seno all'olandese Accell-Group, già titolare di brand tra i quali Ghost e Lapierre). Il loro catalogo mountain bike include però soltanto due modelli di nicchia, la Serie D e la serie MonoCog.
La seconda è, come suggerisce il nome a chi conosca un po’ l’inglese, una single-speed, declinata sia con ruote da 29” che da 26” e tra le altre cose a forcella rigida. Il telaio è invece a scelta in acciaio o in alluminio, ma comunque sia la MonoCog offre un rapporto qualità/prezzo che ce la fa consigliare senza timori a qualsiasi biker voglia provare ad entrare in questo particolare mondo.
Principi di base Rispetto alla MonoCog la Serie D corre soltanto su ruote da 29” ed apporta con la D400 la versatilità e la funzionalità di un cambio a 9 velocità, mentre con le D600 e 660 aggiunge anche la sicurezza nella guida ed il comfort garantiti da una forcella ammortizzata. Se però la 600 è in acciaio, la 660 è in alluminio e quindi più rivolta ad un utilizzatore che valuti con maggior riguardo gli aspetti prestazionali.
Il campo d’utilizzo ideale sono i percorsi veloci vallonati, da affrontare senza le preoccupazioni tipiche di mezzi più sofisticati, sia nell’uso che nella manutenzione. E’ inoltre molto apprezzata, pure come seconda bici, da chi desidera “rinverdire” con essa la propria passione, uscendo in sella ad un mezzo completamente diverso dal solito, ma ugualmente molto divertente... che alle volte è tutto quello che ci vuole!
Realizzazione Il telaio della D660 ha un disegno tradizionale e tubazioni a doppio spessore. I forcellini sono forgiati ed i foderi bassi sono irrobustiti nei pressi del movimento centrale, elementi in effetti notevolmente sollecitati. Il supporto cambio è di tipo intercambiabile ed è previsto il solo utilizzo di freni a disco.
La “secca risposta” tipica dell’alluminio è stata mitigata sulla carta dall’adozione di diametri non sovradimensionati delle tubazioni, al punto da confondere ad uno sguardo distratto la D660 con un modello con telaio negli acciai più moderni.
Montaggio A spiccare è quello che manca... dato che a manubrio si nota subito l’assenza del comando deragliatore, così come la mancanza di quest’ultimo nei pressi della guarnitura. La D660 utilizza infatti una sola corona da 34 denti, montata con un paracorona al suo esterno. A parte il riparo in caso di urti, che non dovrebbe derivare dalla destinazione d’uso prevista per questo mezzo, un bashguard permette di pedalare la bici anche con i pantaloni lunghi dal fondo svolazzante... ma senza il rischio di risucchiarli tra catena e corona.
Non manca comunque un fermaguaina sul tubo piantone, nel caso ci si pentisse della scelta e si volesse montare in seguito un deragliatore ed una guarnitura a corona doppia o tripla. Degna di menzione la presenza invece di freni a disco meccanici, dato che era davvero da tempo che non li trovavamo montati di serie.
(In foto: Veloce e sicura: così si comporta in effetti la D660 in queste ed altre situazioni, grazie ad un mix bilanciato di scelte tecniche azzeccate)
Test sul campo In sella: la seduta sulla WTB Rocket V è sempre soddisfacente, ma si apprezza anche la pulizia che la mancanza di un comando garantisce al manubrio. Non ci si deve stupire invece per il largo manubrio dritto montato, visto che poi tornerà comodo averlo. La posizione è comunque molto corretta ed anche aggressiva, in termini di voglia di spingere sui pedali, grazie pure ad un tubo sterzo di lunghezza contenuta ed all’attacco manubrio girato con inclinazione negativa.
In pedalata: l’accelerazione fornita non è fulminea ma supera le aspettative, permettendo di godersi a fondo tutta quella fluidità che la D660 elargisce generosamente. Molto stabile anche sui fondi fangosi e sabbiosi, dove fila dritta come un fuso e senza richiedere particolare impegno nella guida.
Fa sempre piacere trovare “cose semplici da fare” e quindi disporre di una sola corona è cosa apprezzabile sui percorsi citati in apertura. La maggior lunghezza del carro di una 29er riduce inoltre le angolazioni della catena sui due estremi della cassetta, consentendone un efficace utilizzo, ovvero senza la spiacevole sensazione (o certezza che tutti hanno vissuto) che si stia “macinando la trasmissione”.
Guidabilità: Redline ha messo a punto le geometrie della D660 secondo in moderni dettami per le ruote più grandi, ma interpretandoli più a favore della stabilità che piuttosto della prontezza di risposta, sempre considerando i veloci percorsi vallonati nei quali il proprio acquirente dovrebbe in genere avventurarsi con il mezzo.
Nei singletrack più tortuosi quindi la guidabilità non è delle migliori in assoluto, per quanto ancora godibile, grazie anche all’ampio manubrio. Abbiamo inoltre apprezzato la scorrevolezza delle gomme, dato che ad un esame statico la loro tassellatura appare anche troppo aggressiva per essere scorrevole quanto ha invece saputo dimostrare sul campo.
In salita: ammettiamo di aver sostituito molto presto la cassetta originale da 12/32 denti con una da 11/34, dato che la lunghezza catena ce lo permetteva senza doverla cambiare con una più lunga. La Redline arrampica bene, molto bene, ma con una corona da 34 denti non si possono fare miracoli, se il percorso non è di quelli ideali per il mezzo. Il telaio ha sfoggiato un compromesso valido tra la rigidezza che serve pedalando da seduti e l’elasticità che aiuta invece quando si spinge in piedi sui pedali, ma prestate attenzione alle assai delicate lombalgie da sforzo che si potrebbero purtroppo scatenare qualora si insistesse nello spingere a lungo un rapporto troppo duro in salita. La D660 va usata per quello che è... oppure le si montano “i pezzi mancanti”. Ma allora perché averla comprata?
In discesa: la forcella montata è una delle nostre preferite in assoluto ed anche la più presente in questo ambito, ma pure il carro rigido non punisce quanto si possa temere. La D660 si dimostra quindi decisamente più stabile, veloce e sicura di qualsiasi mezzo con ruote da 26 pollici, sebbene sia meno divertente sui percorsi più tecnici e nei quali si salta, ci si stacca in un bunny-hop o si colgono le occasioni che offre il tracciato per acrobazie improvvisate al momento. Ottime le gomme anche in questo ambito, progressive in appoggio e capaci di ispirare la giusta confidenza.
In frenata: era da tanto tempo che non utilizzavamo un freno a disco meccanico e ne siamo rimasti stupiti, dato che la potenza è più che sufficiente e la modulabilità è eccellente. Bisogna soltanto sapere che il consumo delle pastiglie andrà recuperato manualmente, diversamente da un sistema di tipo idraulico. Sì, se ve lo state chiedendo..., nonostante le ruote più grandi in diametro il disco da 160 mm è stato all’altezza della situazione, ma uno da 185 mm sarebbe stato perfetto.
(In foto: Ampia impugnatura: per guidare bene la Redline anche dove avrebbe potuto essere un po’ pigra, è stato montato un manubrio di generosa larghezza. Hanno stupito invece i freni a disco meccanici, per potenza e modulabilità)
Appunti Potreste convertire le ruote in tubeless, ma perché farlo? Non è nello spirito del mezzo un’esaltazione tecnologica... a meno che pedaliate su fondi ricchi di spine!
Conclusioni finali Redline non è un marchio blasonato, ma, se si contassero i sorrisi a chilometro che le sue biciclette generano, allora sì che le “grandi” avrebbero da imparare qualcosa da lei.
La D660 è stata un grande piacere da pedalare, soprattutto sapendo poi quanto contenuto sia il costo e quanta poca manutenzione le si debba dedicare di sera in garage.
Chi la potrebbe comprare? Diremmo un biker che sappia di non arrampicare su salite ripide, “da corona piccola” per intenderci, ma di correre su fondi veloci e dissestati che la Redline spianerà al meglio..., oppure un appassionato trailrider che voglia il mezzo giusto per qualche uscita “di scarico” (come la chiama chi pedala su strada) non solo fisico ma anche psicologico.

Misura Bici test: Large 19"
Escursione anteriore: 100mm
Materiale Telaio: Alluminio R6
Peso: 12,4 Kg
Per informazioni: redlinebicycles.com
(In foto: Semplicità che paga: la guarnitura Truvativ Stylo è montata sulla D660 con una sola corona da 34 denti ed un sempre pratico paracorona esterno, così da poterla pedalare anche indossando normali pantaloni lunghi. Ricordatevi che le pinze meccaniche non recuperano invece da sole il consumo delle pastiglie freno)
Articolo pubblicato sul numero di Maggio 2010 di MBA Italia
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