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Mountain Bike Action Italia ci descrive la nuova Niner Jet 9 RDO
Con l’introduzione a sorpresa di una versione con telaio in fibra di carbonio della Jet 9, Niner ha rubato la scena a molti degli espositori, specialmente perché il progetto non rappresenta un semplice “cambio di materiale”, come già visto in molti casi.
La RDO (Race Day Optimized) è il frutto di anni di ricerche svolti da George Parry, tecnico di notevole fama nel campo della progettazione strutturale con ampie ed importanti specializzazioni, tra le quali la raccolta dei dati dinamico/funzionali, la loro analisi ed anche lo studio di fratture e cedimenti.
Pienamente poi inserito nel tessuto industriale di Taiwan e Cina, George ha esperienze anche in ambito ASTM, la American Society for Testing and Materials, e FAA, la nota Federal Aviation Administration.
Parlarci assieme di aspetti tecnici incute pertanto una netta soggezione, ma fortunatamente noi lo conosciamo già da quando gestiva prima il reparto collaudi della Schwinn a Boulder, in Colorado, e collaborava poi con Cannondale e GT Bicycles.
LA JET 9 RDO
Il telaio è realizzato interamente in fibra di carbonio con passaggi interni per guaine e tubazione del freno posteriore. Lo schema di sospensione è ovviamente il CVA proprietario, caratterizzato da un moderno (il più gettonato ormai) disegno dual-link, ovvero con carro in pezzo unico articolato da una coppia di braccetti.
Angolazioni, posizione e lunghezza di tali braccetti (in alluminio) determinano quindi la risposta del mezzo sul percorso sia in termini di pedalata che di assorbimento delle asperità e guidabilità. I fulcri utilizzano cuscinetteria Enduro, una garanzia per funzionalità, rigidezza e durata.
(In foto: L’asso nella manica, George Parry non è un “topo di laboratorio” e non lascia soltanto alle macchine il compito di testare il prodotto)
Ce lo ricordiamo ancora il suo laboratorio, una sorta di camera di tortura per biciclette costruite con l’unico scopo di farsi distruggere.
Telai, forcelle ed ogni componente era infatti torturato fino a scoprirne il punto debole. Senza tale passaggio sarebbe stato impossibile costruire tutti quei mezzi affidabili, performanti e leggerissimi che invece oggi si ha il piacere di pedalare, divertendosi anche dove una volta era il panico ad avere spesso il sopravvento.
Quando Schwinn quindi, vittima delle difficoltà proprie e del mondo produttivo, ha chiuso il laboratorio, George non ha perso l’occasione di acquistare a buon prezzo diversi dei macchinari di collaudo e mettersi in proprio.
Macchinari ed esperienze tecniche che ora si trovano invece nelle officine Niner! L’importanza di questo non può e non deve essere sottovalutata, dato che prova il valore sia del prodotto attuale (il fatto di potersi permettere simili investimenti) che anche e soprattutto la direzione intrapresa dalla proprietà del brand stesso, e quindi qualità ed affidabilità delle Niner a catalogo.
(In foto: il CVA, eccovi un dettaglio del cuore dello schema di sospensione adottato e gestito da un Fox Float RP23 con taratura di tipo personalizzato. Secondo i tecnici Niner il fatto di poter avere lo stelo con il trammamento Kashima ha esaltato la sensibilità della sospensione stessa. L’uomo al quale dobbiamo in tanti moltissimo, Chris Sugai è infatti il titolare di Niner e se non fosse stato per lui oggi potremmo non essere dove siamo!)
 
In foto: Stop alle flessioni, i robusti braccetti forgiati sono stati sovradimensionati ed articolati quindi su cuscinetti della Enduro dotati di un numero più alto di sfere di elevata qualità.
Tallone d’Achille: è inutile negare l’evidenza del fatto che carri più lunghi e ruote più grandi abbiano molta più leva e generino quindi maggiori sollecitazioni strutturali, combattute da Niner anche con un nuovo braccetto inferiore in pezzo unico.
 

Articolo pubblicato sul numero di Ottobre 2011 di MBA Italia

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