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MBA prova la Justice Madison

Che senso ha oggi un telaio custom in acciaio? 

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La domanda non è del tutto insensata e sicuramente se la sono posta in diversi, in particolar modo quei bikers un po’ nostalgici che con l’acciaio hanno imparato ad andare in bicicletta. Costruttori custom, ovvero a specifica, ce ne sono comunque sempre meno, nonostante richieste che fanno anche fatica a soddisfare, e tra quelli rimasti abbiamo scelto Madison Cycles di Old Fort, nel Tennessee, perché ci ha colpito la pulizia delle linee adottate.

Come spesso capita, l’azienda è costituita da un’unica persona, titolare e saldatore allo stesso tempo. Il suo nome è Gary Snodgrass, personaggio che ci tiene a chiarire però da subito di non essere per nulla un’azienda, ma “soltanto un produttore di telai.” L’idea di battezzare il marchio Madison è venuta dal nome stesso di sua figlia, mentre quella di mettersi in proprio è stata una logica conseguenza del non trovare sul mercato un telaio che gli desse le sensazioni ricercate e dall’aver imparato a saldare l’acciaio... il tutto condito da una certa creatività. Per quanto suoni “trito e ritrito,” una semplice uscita in sella ad una sua creazione pare sia tutto ciò che serva per dubitare davvero della propria diffidenza in merito alle “ossessioni” di Gary.

 

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(In foto: Prodotto di nicchia: è vero, pochi penseranno se comprarsela o meno, ma non c’è alcun dubbio sul fatto che chi la provasse rimarrebbe realmente stupito dalle sensazioni che, forse per la prima volta in vita sua, ne potrebbe ricavare. E sono sensazioni profonde che vanno dritte al cuore di un biker!)

PRINCIPI DI BASE

Il biker! Questo è l’elemento principale nella progettazione e nella realizzazione finale di un telaio Madison Cycles. Gary seppellisce di domande il proprio cliente, analizzando a fondo quanto realmente egli desideri, cosa pedali oggi e come ci sia arrivato. Con le risposte avute vengono quindi scelte sia le tubazioni che le geometrie, oltre al diametro ruote più adatto. Nel nostro caso la scelta è caduta quindi su un telaio 29er cross-country trailbike di grande versatilità, così da poterlo utilizzare sia in competizione che in trailride.

 

REALIZZAZIONE

Gary fa uso di tubazioni in acciaio miste, prodotte dalle italiane Dedacciai e Columbus, con una “ricetta” tutta sua che garantisce un prodotto finito leggero, confortevole ed anche molto affidabile e persino “silenzioso,” una volta che lo si impegna sui percorsi. Gary è inoltre particolarmente attento agli allineamenti iniziali del telaio, considerando deprecabile contare invece sulla plasticità elevata tipica di una costruzione in acciaio per allinearlo solo alla fine dei processi di saldatura. Secondo lui si evitano in questo modo future deformazioni date dalle tensioni residue altrimenti accumulate. Quanto alla verniciatura finale, è possibile avere  la propria Madison essenzialmente in qualsiasi tonalità.

 

MONTAGGIO

La nostra front è stata assemblata con un occhio di riguardo al potenziale rendimento anche in competizione, con quindi particolare attenzione alle ruote. Sono state infatti montate le leggerissime Stan’s NoTubes con cerchi ZTR Arch tubeless e mozzi American Classic. NoTubes sono anche le coperture Raven da 2.20”, mentre si apprezza la scelta di Race Face per parti come guarnitura, attacco manubrio e manubrio, abbinati ad una serie sterzo Chris King e ad un reggisella Thomson. La forcella RockShox Reba SL 29 ed una trasmissione Sram X.0 completano l’opera.

 

madison_badge(In fodo: Dettagli preziosi (da in alto a sx in senso orario): l’ottima Reba SL 29 di RockShox; la nuova guarnitura Deus di Race Face; il ricercato cambio Sram X.0 e la particolare effige del marchio)

SUL CAMPO

In sella: non potevamo certo avere un telaio custom per ognuno dei tester e quindi abbiamo lasciato che Gary ci preparasse semplicemente quello che per lui era l’ideale, così da capire poi di più del suo modo di vedere le cose.

Gli spazi in sella sono risultati ampi e ben fruibili, con l’unico dubbio per ciò che riguarda la larghezza del manubrio, in “vecchio stile” cross-country (58 cm). L’aspetto più evidente è invece l’inusuale per noi ridotto “ingombro visivo”. Il telaio infatti sparisce tra le gambe del biker... e non c’eravamo più abituati, dopo anni ormai di idroformatura, fibra di carbonio e sezioni sovradimensionsate in generale.

In pedalata: l’elasticità tipica dell’acciaio e la leggerezza di ruote e coperture, prive poi di camere d’aria, rendono la risposta del mezzo semplicemente fulminea e l’accelerazione sempre molto naturale nel gesto atletico. La sensazione in questo ambito è pertanto di un rendimento perfetto.

In curva: i 71° di angolo dello sterzo sono il compromesso tra quanto necessario di norma con le ruote da 29” (tra 71,5 e 72° su queste misure) ed una superiore stabilità sul veloce, che quindi richiederebbe un angolo meno verticale. Non si gode quindi di una risposta immediata ed anche la ridotta larghezza del manubrio non aiuta nella gestione della sterzata del mezzo. Ci pensa però il superiore alla norma allineamento geometrico a rendere comunque la Justice sempre guidabile con naturalezza.

Ci viene quindi da pensare come si possano sconfessare un po’ le regole, quando comunque si lavora con precisioni “certosine,” e come si debba invece attenercisi scrupolosamente, quando i parametri sono quelli più comuni in ambito industriale. Quanto al grip sul fondo del percorso, le coperture più generose godono ovviamente anche di una impronta a terra più ampia, che aumenta gli spigoli in presa con benefici avvertibili.

madison_forkmadison_rearIn salita: la Madison arrampica con un feeling esaltante sia in sella che in piedi sui pedali. Il mix di elasticità “viva”, peso globale ridotto, ruote leggerissime e grip abbondante dà i propri frutti, complice anche la maggior facilità con la quale una 29er affronta pure le pendenze più estreme.

Il biker è in effetti “più dentro” alla bici, cioè più basso rispetto agli assi delle sue ruote, con poi la posteriore più arretrata.

In discesa: abbiamo nutrito tutti qualche dubbio, prima di debuttare nella guida in discesa, temendo una risposta un po’ troppo elastica e quindi imprecisa ed incapace di ispirare la necessaria confidenza, ma è successo invece il contrario.

La Justice rilassa il biker e sfrutta al meglio la valenza delle ruote più grandi, la capacità dell’acciaio di assorbire gli urti, il lungo interasse tra le ruote e l’ottima forcella. I freni Avid Elixir svolgono un lavoro eccellente ed a limitare in parte le prestazioni sono state soltanto le coperture poco tassellate ed il manubrio stretto, anche se qualcosa di magico nel mezzo non ne ha reso poi così evidenti i limiti come ci saremmo aspettati.

 

 

APPUNTI

Volendo utilizzare la Justice Madison in ambito agonistico il manubrio può anche restare, altrimenti suggeriremmo di sostituirlo con uno di larghezza tra 63 e 66 cm, optando pure per una delle nuove cassette Shimano XT da 12/36 denti soltanto nel caso si sia davvero fuori forma, per come in realtà il mezzo rende in salita.

Le coperture trovate montate hanno un rendimento che ci ha sorpresi in positivo, rispetto alla tassellatura ridotta. Se però non ne faceste un utilizzo racing sarebbe conveniente optare per qualcosa di più aggressivo.

madison_gearCONCLUSIONI FINALI

Sappiamo già di che considerazione godano le front in acciaio oggi... viste come qualcosa di molto simile al “vintage.” Apparenze inequivocabili a parte però, non è affatto questo il caso della Justice Madison 29er custom.

Di fondo dubitiamo che qualcuno possa desiderarla per un utilizzo cross-country racing, nonostante la possibilità reale di soddisfare le aspettative di un biker, ma il feeling del mezzo è di diversa natura.

Una bici come questa diventa infatti una sorta di prolungamento del proprio corpo, per la risposta così “naturale” che solo il suo materiale sa ancora dare. Se poi si pensa che si può persino farsela realizzare in qualsiasi misura, allora qualcuno potrebbe non resistere alla tentazione...

Chi la potrebbe comprare? Sicuramente sia un biker che la voglia come bici unica, perché in discesa “tira ma non cerca avventure,” sia un trailbiker anche tra i più aggressivi di oggi, che però desideri una seconda cavalcatura che ogni tanto gli permetta di “disintossicarsi” da tutta la tecnologia attuale.

 

 

 

 

Misura Bici test: 17,75 (telaio custom)

Escursione anteriore: 100mm

Peso: 10,8 Kg (compresi i pedali)

Per informazioni: justicemadisoncycle.com

 

Logo_MBAction_pArticolo pubblicato sul numero di Gennaio 2010 di MBA Italia

 

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