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Il ritorno di una famiglia prestigiosa

L'avvento delle ruote da 29” è stato nel mountain bike una vera e propria cura rivitalizzante per le front suspended. Non si può comunque affermare che la Lynskey Performance Designs sia stata salvata dall’esplosione delle ruote maggiorate, visto il successo che raccolgono su strada e nel ciclocross, ma sicuramente è stato un gradito vento in più nelle vele. Parlavamo nel sottotitolo del ritorno di una famiglia prestigiosa perché quella dei Lynskey aveva fondato e gestito niente meno che Litespeed Titanium nel 1986, prima di cederla all’American Bicycle Group nel 1999. E Litespeed in quegli anni aveva fatto biciclette per tutti i più grandi campioni delle due ruote. Come potevano allora tenersi lontano da un settore che aveva dato loro così tanto? Non potevano... e quindi riecco tutta, o quasi, la grande famiglia impegnata in una nuova avventura e con la seria intenzione di realizzare telai all’altezza del loro nome.
(In foto: Sorprendentemente agile: la Lynskey Pro29 riesce a non far sentire i limiti delle ruote maggiorate ed a donare sempre una sensazione di grande leggerezza di guida)
PRODUZIONE CUSTOM Lynskey produce telai su misura ma non dimentica chi non avendo esigenze biomeccaniche particolari è in grado di trovare soddisfazione anche in un articolo standard. Se si ha tempo di attenderla, la Pro29 può essere in ogni caso ordinata scegliendo tra quattro livelli di set tubazioni diverse e tra finitura spazzolata, satinata o anche verniciata secondo i gusti del cliente. David Lynskey si occupa personalmente del programma custom e passa le notti ad analizzare le richieste dei bikers in ogni più piccolo dettaglio. GUARDIAMOLA DA VICINO Colpisce subito il tubo orizzontale curvato, ma è tale per soddisfare in modo molto semplice la necessità di abbassare la quota di standover agli stessi livelli di quella di una bici con ruote di diametro convenzionale. Il tubo obliquo è sagomato e con le sezioni maggiorate nell’accoppiamento con la scatola del movimento centrale e con il tubo sterzo, così da distribuire e sostenere al meglio le sollecitazioni. Ogni tubazione è comunque sagomata in funzione dello stress locale ed anche trafilata a doppio o triplo spessore, mentre gli spazi per il copertone sono tali da permetterne il montaggio anche di sezione 2.3”. Il telaio ricevuto per il test aveva una finitura spazzolata ed un peso di 1.475 grammi. Elemento di spicco sono senz’altro i particolari forcellini scorrevoli montati, così da offrire l’universalità di utilizzo tra single-speed e trasmissione a più velocità. A colpo d’occhio ci sono però sinceramente parsi come l’anello debole della catena e ci siamo quindi ripromessi di tenerli sotto osservazione nel test. Nelle quote in tabella abbiamo comunque indicato la lunghezza del carro con la ruota posizionata nel punto più avanzato.
(In foto: Massima libertà: utilizzando forcellini scorrevoli Lynskey lascia al suo utilizzatore la totale libertà sia di montaggio che di futura eventuale conversione in single-speed. La versatilità può avere lati negativi, ma in questo test non ne sono emersi, nonostante il nostro scetticismo iniziale)
SUL PERCORSO In sella: il manubrio rialzato non ha dato la possibilità a tutti i nostri testers di abbassare la posizione quanto in effetti desiderato, nemmeno invertendo l’attacco o la posizione degli spessori. In questo caso ci sarebbe voluto un manubrio dritto. Decisamente comoda invece, per un utilizzo cross-country racing, la sella utilizzata, una Selle San Marco Caymano. Pedaliamola: la Lynskey Pro29 non da il feeling classico di molte delle “maggiorate” provate, ma risponde come una classica mtb con ruote da 26”, almeno finché non si valutano scorrevolezza ed assorbimento urti. L’angolo di sterzo ci pare anzi ancora più verticale di quello dichiarato (da 71,5°), data la prontezza di risposta e la leggerezza dello sterzo, che gira con poco sforzo e sensazione di sicurezza e stabilità. Se la si accelera con decisione, la Pro29 risponde e guadagna velocità con sorprendente facilità, soprattutto per chi aveva abbandonato il titanio a causa proprio della sua scarsa rigidità torsionale. In curva: la Lynskey c’è arrivata con un manubrio largo soli 60 cm ed un attacco da 105 mm. Ecco esaltata quindi la reattività naturale della sua geometria, al punto da rischiare anche di esagerare nelle manovre e di dover poi correggere la curva. La Pro29 comunque non si pianta nelle svolte più strette, che percorre sempre con fluidità. Riguardo ai forcellini che ci avevano preoccupato, non abbiamo avuto sentore di flessioni eccessive nemmeno nelle situazioni d’utilizzo più spinte, ed abbiamo potuto rilassarci. In salita: bisogna avere sempre il rapporto giusto e la corona più piccola, perché nonostante il miglioramento in corso della componentistica dedicata alle 29ers, questa front pesa ancora quasi 12 Kg. Ma se invece di stare sulla bilancia portiamo la Lynskey su un percorso, scopriamo allora che se non ci sono da fare continue accelerazioni possiamo salire veloci quanto con una mountain bike con ruote standard, se non meglio, se il fondo è irregolare. In effetti l’allungamento del carro, dovuto alle ruote più grandi, è stato contenuto ad una minima variazione, e valgono le considerazioni già fatte sia per la rigidezza del telaio, che per la maggior impronta a terra delle ruote da 29”, unite ad un posizionamento più basso e centrato del biker rispetto alle ruote, se confrontato con quello offerto da una mtb “standard”. Nonostante il manubrio alto, non abbiamo quindi avuto alcuna difficoltà nemmeno nei tratti decisamente più ripidi.
(In foto: Nel suo ambiente ideale: il tubo orizzontale curvato sembrerà strano a tutti, ma non ai bikers che avranno la fortuna di pedalare una Lynskey Pro29, dato l’indubbio vantaggio dato sul campo dalla riduzione della quota di standover)
In discesa: le ruote più grandi e l’elasticità del materiale del telaio hanno fatto un lavoro superbo nell’assorbire le asperità sul percorso. Abbiamo dovuto rallentare quindi solo quando davanti a situazioni seriamente impegnative per qualsiasi mezzo, considerando che la Pro29 comunque fosse una front. Per il resto, con la Lynskey abbiamo pensato in più di un’occasione di aver esagerato con la fiducia nel mezzo ed in noi stessi, cavandocela invece in totale sicurezza. Questo è un telaio in titanio all’altezza della fama del materiale, con quella risposta magica che ci si aspetta e lo spianamento delle piccole asperità che fanno invece in genere sbattere denti, occhiali e polsi alla guida di una front in alluminio. Versatilità: i nostri testers sono sempre tentati di proporvi mirabolanti trasformazioni delle mountain bike più discusse sul mercato, ma la maggior parte delle volte a trarne un reale beneficio sono più i rivenditori che gli utilizzatori. I famosi forcellini che ci avevano raffreddato gli entusiasmi all’inizio hanno quindi fatto venire poi voglia a tutti di provare una trasformazione in single-speed della Pro29. Probabilmente pochi poi la modificherebbero di continuo secondo la stagione, però la possibilità di farlo, avendone il tempo e la voglia, in effetti c’è.
QUELLO CHE NON CI HA CONVINTO Il comando remoto del bloccaggio della forcella RockShox Reba ha sempre funzionato a dovere, ma ha però aumentato la sensazione di confusione sul manubrio. Dato quindi che il marchio fa parte anch’esso del gruppo Sram, ci auguriamo che i tecnici delle diverse divisioni si trovino per cercare il modo di risolvere la cosa con un collare che supporti più meccanismi, un po’ come è già stato fatto per i freni Avid. Abbiamo avuto un guasto fastidioso al cambio Sram X.0 quando il registro di fine corsa in salita di rapporto ha perso il filetto della sua bussola ed ha quindi permesso al cambio di spingere la catena oltre al pignone più grande. Abbiamo potuto rimediare in qualche modo e rientrare alla base, ma non avevamo mai avuto un problema del genere.
LA MAGIA RIVIVE Non è un segreto che il titanio abbia smarrito parte del fascino del passato e che molti l’abbiano tradito per la nuova passione per il carbonio. La Lynskey Pro29 fa però pentire di questa visione e solo il suo prezzo elevato può giustificare una scelta diversa. Ne vedrete poche in giro, ma se però ne incontrerete, probabilmente vi staranno superando.
Misura Bici test: Media
Escursione anteriore: 80mm
Peso: 11,9 Kg (compresi i pedali)
Per informazioni: raceware.com
Articolo pubblicato sul numero di Maggio 2008 di MBA Italia
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