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Alternativa importante e realmente tale

Nel numero di Marzo 2009 avevamo posto l’una contro l’altra le Tracer montate secondo le due destinazioni d’uso proposte da Intense in funzione della diversa combinazione di escursioni possibili: a scelta tra 140/140 mm (anteriore e posteriore) per il trailride spinto e 160/152 mm per l’all-mountain.
La prova così effettuata non ha stabilito pertanto quale fosse la migliore, ma ha evidenziato a fondo le diverse caratteristiche dell’una e dell’altra, permettendo così ad ogni biker di capire quale fosse l’interpretazione più adatta alle proprie necessità. Per espandere le possibilità di scelta offerte al mercato, Intense ci solletica quindi ora con l’aggiunta un’ulteriore variabile, quella delle ruote da 29 pollici!

(In foto: Reattiva in pedalata: non c’è nemmeno bisogno di attivare infatti la piattaforma stabile dell’ammortizzatore, grazie alla efficace messa a punto dello schema VPP di seconda generazione utilizzato)
PRINCIPI DI BASE La destinazione d’uso prevista non poteva che confermare quella del modello originale con ruote da 26 pollici, quindi a cavallo anch’essa tra trailride spinto e all-mountain, a seconda delle escursioni scelte sia per il telaio che per la forcella. Ne terremo pertanto conto durante il test, modificando entrambe ed anche intervenendo nella sostituzione di ruote e gomme al fine si sviscerare pienamente tutto il potenziale del mezzo nell’una (cross-country) e nell’altra direzione (gravity).
Chiaramente, dati sia i maggiori ingombri sia l’ormai nota superiore valenza dinamica delle ruote più grandi in diametro, le corse ammortizzate sono proporzionalmente inferiori a quelle dello stesso modello dotato di ruote da 26 pollici e pari a 120 (anteriore)/127 mm (posteriore) o 140 mm su entrambe le ruote.
La Tracer 29 è quindi stata concepita in un’ottica attenta alla robustezza del mezzo, date le citate dinamiche non solo quando si considera un utilizzo spostato verso il gravity, ma anche e soprattutto quando le escursioni raggiungono valori importanti per il mondo 29er, in fortissima evoluzione in tal senso, ma ancora onestamente agli albori. Un motivo in più per iniziare il test con moltissima curiosità...
REALIZZAZIONE Il telaio è prodotto negli Stati Uniti utilizzando tubazioni in alluminio 6061-T6 (da sempre le più saldabili e stabili nel tempo) con abbondante utilizzo di idroformature al fine di eliminare le pesanti (e fuori moda?) fazzolettature.
Il suo orizzontale presenta invece una lavorazione monoscocca, con tubazione pertanto non trafilata ma ripiegata da lastra in modo da realizzare la profilatura d’irrobustimento assai evidente nella costruzione del nodo di sterzo, che accoglie cuscinetti da 1,5” sia inferiormente che superiormente.
Dato pertanto l’utilizzo di cannotti forcella con profilo conificato, la calotta superiore autoriduce il diametro allo standard più comune (specialmente per l’attacco manubrio) e pari a 1-1/8”. Lo schema di sospensione utilizzato è invece il classico Virtual Pivot Point (VPP) proprietario (in comune con Santa Cruz) con corsa modificabile intervenendo sull’attacco dell’ammortizzatore al braccetto di attuazione. Dulcis in fundo, i forcellini sono sostituibili tra quelli con battuta aperta di tipo standard da 135 mm e quelli per perno passante e misura 142 x 12 mm, che vi ricordiamo permettano l’assemblaggio di una ruota posteriore molto più robusta torsionalmente e quindi poi anche molto più affidabile, in modo particolare con le dimensioni extra di un cerchio più grande!
MONTAGGIO Il Italia la Tracer 29 è offerta come telaio ed ammortizzatore, oppure con un kit di montaggio messo a punto dal distributore sulla base del gruppo XT. Tra le peculiarità del modello ricevuto troviamo le ruote Crank Brothers Cobalt 29, discusse più avanti nel test della Titus Rockstar, e la forcella Marzocchi 44 Micro Ti 29 con perno 15QR, ma attenzione, che in titanio è solo la molla negativa, presente proprio perché la funzione elastica principale è assolta da un sistema pneumatico e quindi caratterizzata da un carico di stacco altrimenti più elevato. Dotata di una raffinata idraulica TST Micro, presenta anche la peculiarità di permettere di intervenire nella progressività della risposta elastica agendo dall’esterno (pomello del “Volume Adjust”).
Diversi invece i componenti Titec, uno dei nomi storici del nostro settore e che da anni ormai incontriamo molto di rado.
(In foto: Foglie insidiose? In queste ed in altre situazioni critiche la maggior impronta a terra delle ruote da 29” fa la differenza, quando il telaio è ben realizzato)

SUL CAMPO In sella: si apprezzano subito gli spazi generosi concessi da un tubo orizzontale lungo quanto richiesto da una 29er ed il contenuto ingombro in verticale del triangolo, grazie ad un disegno fortemente sloping. Ci sembra invece un po’ stretto il manubrio da 67 cm, considerate la destinazione d’uso ed il diametro delle ruote, ma lo scopriremo presto. Da notare infine il SAG elevato suggerito per l’ammortizzatore, ovvero tra il 30 ed il 35%.
In pedalata: la risposta alla spinta sui pedali è immediata senza l’ausilio dell’attivazione della piattaforma stabile, dato che non si rileva l’insorgenza di oscillazioni e che il telaio è molto rigido torsionalmente. Ennesima riprova che sarebbe il caso di pagare la tarabilità supplementare di un Fox RP23 soltanto se davvero necessaria, e non quindi di default. Se ci si alza in piedi sui pedali allora le cose cambiano e la frenatura della piattaforma ci vuole.
Guidabilità: la Tracer 29 dimostra subito un notevole bilanciamento che aiuta a trovare la confidenza necessaria anche agli antipodi delle possibili situazioni, ovvero dalle curve più veloci ai tornanti a velocità prossima allo stallo. Con la sospensione tarata al valore minimo di corsa gli angoli sono a favore di una certa agilità, che aiuta molto a districarsi nei singletrack più stretti, dove a mettere in difficoltà potrebbe infatti essere il generoso passo risultante (l’interasse tra le sue ruote). Le sospensioni hanno un ruolo determinante anche in questo ambito, dato che con la loro sensibilità agli urti di minore entità hanno consentito un’elevata aderenza, grazie pure alle aggressive coperture. Soddisfacente il manubrio!
In salita: poter arrampicare senza attivare la piattaforma stabile permette alla sospensione di copiare il fondo a dovere, quindi di aggrappare dove di grip ce n’è pochissimo, e di non piantarsi su rocce o radici più marcate, aumentando in modo sensibile il ritmo di pedalata. Anche la forcella ha offerto un contributo, consentendoci di utilizzarla senza che fosse mai necessaria la frenatura in compressione proposta per la salita.
Al tempo stesso, così facendo la 44 ha potuto rimanere più compressa, migliorando le geometrie di sterzo, anche se le 29er sono pressoché esenti dai problemi tipici dei mezzi che montano ruote da 26 pollici nell’affrontare le pendenze più ripide. Si è infatti seduti più in basso ed avanzati rispetto al centro di rotazione che causa l’alleggerimento dell’avantreno in queste situazioni. Il telaio ci ha confermato invece tutta la rigidezza strutturale subito sfoggiata e solo il peso alla fine ha penalizzato le prestazioni della Tracer 29. In sella ad essa si sale però ugualmente su qualsiasi salita, compreso dove con altre mountain bike si era purtroppo ricorsi al piede a terra, ma semplicemente lo si fa ad un ritmo più regolare e rilassato.
In discesa: si scende ovunque con sicurezza ed anche con tutta la stabilità promessa sulla carta da ruote con un’inerzia maggiore e da una posizione più “dentro alla bici” (quella del baricentro rispetto agli assi delle ruote). Sul campo quanto promesso è divenuto infatti realtà grazie ad un telaio molto rigido e ben disegnato, con in più l’apporto di sospensioni capaci di coniugare al meglio la necessità di copiare le piccole asperità senza smarrire il bilanciamento reciproco ideale in presenza di ostacoli di notevole entità, o di traiettorie di guida errate. Il lavoro di assorbimento della sospensione rimane infine sostanzialmente libero da evidenti influenze negative nel momento in cui si aziona il freno posteriore.

APPUNTI
La Tracer 29 non presenta attacchi per un portaborraccia e richiede pertanto l’utilizzo di uno zaino idrico anche per le eventuali brevi uscite serali o in pausa pranzo, quando ci si accontenta anche di una mezz’oretta o poco più sui pedali. Chiunque utilizzi ruote già tubeless, come ad esempio sono le Crank Brothers Cobalt, dovrebbe convertire al più presto le coperture installate, eliminando il fardello di camere d’aria che in questi casi si aggirano spesso verso i 200 g di peso. Intervenendo poi su altri componenti è ancora possibile contenere ulteriormente il peso globale del mezzo senza che le sue prestazioni ne vengano intaccate, sebbene il risparmio possa poi essere vanificato da un reggisella telescopico...
CONCLUSIONI Rimandandovi alle conclusioni del test della Titus Rockstar, per alcune considerazioni di una certa attinenza, della Intense Tracer 29 possiamo dire che il risultato della trasformazione del concetto 29er in chiave trailride spinto/all-mountain sia senz’altro stato raggiunto, e non è poco, ma che in ogni caso il biker che la pedala riscontri un feeling ancora più diverso da quello che si aspettava, sebbene si tratti soltanto di tale.
La Tracer 29 arrampica capace e scende decisa, smussando così le eventuali lacune di un appassionato maturo, dato che un biker alle prime armi potrebbe non apprezzarne fino in fondo l’indole, l’effettiva valenza ed anche il suo forte carattere.
(In foto: Più in dettaglio: la Marzocchi 44 Micro Ti 29 offre regolazioni uniche nel proprio panorama e sono ben visibili i corti e robusti braccetti di articolazione della sospensione VPP adottata)
Articolo pubblicato sul numero di Dicembre 2010 di MBA Italia
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