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Glossario della MTB

I termini in uso nel mondo della Mountain Bike 

Questo coinciso ma chiaro glossario contenente i principali termini tecnici in uso nella Mountain Bike, ci è stato concesso in pubblicazione da MBA Italia

Incominciamo con le TIPOLOGIE DI MOUNTAIN BIKE


Tutta RIGIDA: priva di sospensioni anteriori e posteriori.


FRONT (anche front-suspended o hardtail): priva di sospensione posteriore ma dotata di forcella ammortizzata anteriore.


SOFT-TAIL: con forcella ant. e sospensione post. con corsa max 80/100 mm (Cannondale Scalpel) senza fulcri (sono i foderi bassi a flettere).

 

FULL (biammortizzata o full-suspended): dotata di sospensioni sia anteriormente che posteriormente.


STD. o 26” o 26er: utilizza ruote di diametro considerato tuttora lo standard per la mountain bike, ovvero 26” (diametro esterno con misurazione che comprende anche il copertone).


650B o 27,5”: utilizza ruote di diametro intermedio tra standard e 29” cercando di sommare i vantaggi ma non gli svantaggi di entrambe.


29” o 29er: utilizza ruote di diametro maggiorato a 29”.


69er o 96er: utilizza ruote da 29” all’anteriore e 26” al posteriore.

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GEOMETRIE

CONVERSIONE tra Sistema Metrico Decimale e British Standard:
1 pollice (inch/”) = 2,54 cm
1 libbra (pound/lbs.) = 0,453 Kg
1 oncia (ounce/oz.) = 28,35 g


TAGLIA (Size): riferita ad una misurazione del Tubo Piantone per la quale non esiste un reale standard di riferimento comune. Suggeriamo pertanto di valutare anche la misura dell’orizzontale virtuale, ma tra i criteri di indicazione in uso segnaliamo:


“Centro/Centro” = dall’asse del Mov. Centrale all’incrocio tra gli assi del Tubo Piantone e del Tubo Orizzontale.
“Centro/Centro Virtuale” = come sopra ma riferito al Tubo Orizzontale Virtuale.
“Centro/Fine” = dall’asse del Movimento Centrale alla fine del Tubo Piantone.


Tubo PIANTONE (Seat-Tube): tubazione nella quale si inserisce il Reggisella (o direttamente la Sella, se il Reggisella è integrato al Telaio come in alcuni rari modelli).


Tubo ORIZZONTALE Virtuale (Virtual/Effective Top-Tube):
lunghezza reale del Telaio. Non viene pertanto misurata la lunghezza fisica della tubazione stessa, perché influenzata dalla sua inclinazione (sloping) rispetto all’orizzontale, ma la distanza virtuale tra l’asse del Tubo Piantone e l’asse del Tubo Sterzo, quindi la più importante.


TUBO STERZO (Head-Tube): ospita il Cannotto Forcella. La sua inclinazione modifica il comportamento della bici in quanto varia l’Avancorsa (influenzata anche dal Rake). Angoli più verticali riducono l’avancorsa e quindi favoriscono la facilità e la prontezza di conduzione del mezzo a velocità ridotte (per questo ci sono forcelle abbassabili in salita). Viceversa, angoli più distesi favoriscono la stabilità sul veloce, a discapito della reattività.


CARRO Posteriore (Chainstays/foderi bassi): identifica l’insieme dei foderi bassi ed alti, oppure il forcellone tipico di alcune costruzioni a fulcro singolo, ma al tempo stesso anche la distanza tra gli assi del Movimento Centrale e del Mozzo Posteriore. A pari dimensionamento dei foderi, un carro più corto è più performante in termini di rigidezza, ma più critico negli incroci catena e più in difficoltà sul ripido in salita e nelle discese veloci, soprattutto nelle taglie più grandi.


ALTEZZA MOV. CENTRALE (Bottom Bracket Height): distanza da terra dell’asse del Movimento Centrale. Se ridotta rende la mtb più facile ma a rischio d’urto dei pedali e della guarnitura con eventuali ostacoli. Ci sono telai che ne permettono la regolazione, modificando gli attacchi dell’ammortizzatore posteriore o sostituendo i forcellini del carro. La tendenza di questi anni è a favore di un certo abbassamento.


STANDOVER: indica la distanza tra la parte superiore del Tubo Orizzontale (a metà del tubo stesso) ed il terreno.


AVANZAMENTO FORCELLINI (Rake oppure Offset): avanzamento dell’asse del Mozzo  Anteriore rispetto al prolungamento dell’asse del Cannotto Forcella. Influenza il valore di Avancorsa finale.


AVANCORSA (Trail): distanza tra l’incrocio della verticale dell’asse Mozzo Anteriore sul terreno e l’incrocio del prolungamento dell’asse di Sterzo sul terreno. Valore determinante la risposta di guida del mezzo (NB: vedi quanto indicato per l’Angolo di Sterzo).

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SOSPENSIONI

SAG: misura l’affondamento dell’unità ammortizzante con il biker in sella ed è utilizzato per la prima taratura. Generalmente riferito in percentuale (10-35%) rispetto alla corsa ammortizzata totale.


HORST-LINK: in uso negli schemi di sospensione a parallelogramma articolato con un fulcro posto davanti ai forcellini (quindi solidali con i foderi superiori) ed al di sotto della linea di congiunzione tra il movimento centrale ed il mozzo posteriore. Costruzione efficace nel garantire il lavoro della sospensione indipendentemente dalle forze indotte dalla frenata. Utilizzo coperto negli USA da brevetto depositato da Specialized.


VPP/DW-LINK/MAESTRO/ecc.: ci sono infinite variazioni sul tema dei sistemi di sospensione ma l’obiettivo di questi sistemi DUAL-LINK, cioè dotati di un carro in pezzo unico articolato su corti braccetti, è quello di ottenere, quanto sostanzialmente garantito dagli schemi che adottano l’Horst-Link con in più una migliore risposta in pedalata ed una superiore rigidezza torsionale.


FULCRO SINGOLO (Single Pivot): schema di sospensione nel quale tra il mozzo posteriore ed il fulcro (singolo o principale che sia) non sono presenti altri punti di infulcro.


PIATTAFORMA STABILE di pedalata (Stable Platform): sistema di frenatura idraulica in compressione contenuto all’interno di unità ammortizzanti e sviluppato allo scopo di separare le sollecitazioni indotte dalla pedalata, inibendone gli effetti sulla sospensione, da quelle conseguenza di ostacoli urtati dalla ruota sul percorso.


SQUAT: affondamento della sospensione all’atto della spinta sui pedali che determina pertanto un’oscillazione ritmica, detta BOB o BOBBING, della stessa durante la pedalata.


CHAIN-GROWTH: aumento della lunghezza del carro nell’arco dell’escursione della ruota posteriore ammortizzata e conseguente reazione di tiro catena che richiama le pedivelle all’indietro.


BRAKE-JACK: inibizione parziale del lavoro della sospensione posteriore causato dall’azione del freno (posteriore chiaramente).


RATE: rapporto tra la corsa della ruota posteriore e la compressione dell’ammortizzatore in una sospensione posteriore, con un valore che i costruttori più raffinati fanno variare di continuo nell’arco dell’escursione, tarando finemente la risposta del sistema. Se in calo è definito “Falling Rate” e se in aumento “Rising Rate”.

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COMPONENTI Critici

ATTACCO Manubrio o PIPA (Stem): il diametro collarino, se non indicato, significa che è nello standard mtb, cioè per manubri da 25,4 mm. Se indicato “over-size” (O/S) è per manubri da 31,8 mm. Attenzione che quest’ultimo standard è comune anche al corsa su strada, mentre per i diametri più ridotti, ed ancora diffusi, gli attacchi corsa non sono compatibili con l’utilizzo in mtb e viceversa. Per l’attacco alla forcella, quando non è indicato significa che è nello standard comune anche al corsa su strada, cioè 1-1/8” (28,6 mm) riferito al diametro esterno del cannotto forcella. Può pure essere OnePointFive (1,5” o 38,1 mm).


REGGISELLA (Seatpost): i diametri oggi considerati standard sono 31,6 / 30,9 e 27,2 mm. Per diametri diversi è consigliabile accertarne preventivamente la disponibilità. Esiste sul mercato un sistema di accoppiamento con la sella denominato I-Beam, per il quale la sella non è dotata del classico carrello ma di un particolare profilo centrale.


COPERTONE (Tire/Tyre): la misura indicata in pollici (per esempio 2.10”) può trarre in inganno in quanto non esiste uno standard di misurazione affidabile, anche se si sta cercando di introdurre il GMS che con le misure (in mm) di larghezza carcassa ed ingombro tasselli.


SERIE STERZO (Headset): a parte sistemi proprietari di un singolo marchio (es: Cannondale HeadShok), gli standard attuali sono (per un dettaglio vedi www.canecreek.com):

Tradizionale: con Calotte inserite per interferenza nel Telaio. Diam. interno Tubo Sterzo 33,95 mm (1-1/8”) o 49,6 mm (1,5”).
Integrato: con cuscinetti che alloggiano su sedi ricavate dentro il Tubo Sterzo, avente diametro interno 41,2 mm (1-1/8”).
Semi-Integrata/Zero Stack: con cuscinetti contenuti in Calotte che spariscono (trattenute da un basso spallamento esterno) dentro il Telaio e che vengono inserite per interferenza. Diametro interno Tubo Sterzo 44 mm (1-1/8”) o 55,95 (1,5”).
Conica: (Tapered) 1,5” (anche 1-1/4” nel corsa) inferiormente e 1-1/8” superiormente, anche di tipologia mista (tra quelle sopra citate).


PERNO PASSANTE (Thru-Axle): perno fornito dal costruttore della forcella o del telaio. Ha diametro maggiorato rispetto allo standard: 15 o 20 mm anziché 9 mm all’anteriore e 12 anziché 10 mm al posteriore. Lo scopo è di garantire accoppiamenti decisamente più rigidi, ma richiede mozzi, forcelle e telai appositamente predisposti.


MOZZO (Hub) 142, 150 o 165 mm: battuta interna dei forcellini posteriori maggiorata rispetto allo standard di 135 mm e che richiede quindi un mozzo dedicato. Attenzione che spesso con le battute da 150 o 165 mm il carro del telaio è asimmetrico (verso dx) e quindi necessita del montaggio di una ruota con il cerchio spostato a sx.

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FRENI A DISCO

SPURGO del freno idraulico (Bleeding): intervento di manutenzione periodicamente necessario in quanto l’olio idraulico assorbe nel tempo umidità, la quale, per effetto del calore generato dalla frenata, può evaporare creando inizialmente una certa spugnosità di risposta alla leva, fino ad arrivare al cosiddetto “Vapor-Lock” che inibisce anche totalmente il funzionamento del freno.


FADING (termine universale): riduzione progressiva della capacità frenante in seguito ad utilizzi intensi e prolungati.


MESCOLA PASTIGLIE Freno a Disco (Disk Brake Pads):
Sinterizzate Metalliche = potenzialmente le più performanti, ma anche le più soggette ad eventuali vibrazioni e rumorosità, quando contaminate o danneggiate a causa di surriscaldamenti superficiali. Sono anche le più costose.
Organiche = le più morbide e modulabili sul disco anche se meno performanti in termini assoluti. Spesso le preferite, anche perché più economiche.
Semimetalliche = una via di mezzo tra le prime due, pure nel prezzo.


INT’L STD.: se riferito all’attacco della pinza, identifica la sua tipologia ed è riconoscibile per la presenza di due fori non filettati e con assi perpendicolari al piano ruota. L’interasse tra i due fori è di 51 mm. Se invece riferito al disco o al mozzo, identifica il fissaggio del disco al mozzo stesso mediante 6 viti aventi gli assi disposti su una circonferenza di diametro 44 mm.


POST MOUNT: riferito all’attacco della pinza e riconoscibile per la presenza di due fori filettati (interasse 74 mm) paralleli al piano ruota. 
CENTERLOCK e CENTERLOCK O/S: riferito al fissaggio del disco al mozzo mediante ghiera filettata. Il primo è standard ed il secondo, avente un diametro maggiorato, è riservato al solo freno Shimano Saint prodotto fino al 2008 compreso.

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TIPOLOGIE DI UTILIZZO DELLA MTB

Non vanno identificate solo con l’escursione ammortizzata offerta dal singolo modello, perché è l’intero progetto bici ad esser stato sviluppato con una ben determinata destinazione d’uso e quindi affinato in termini di geometrie e bilanciamento del rapporto tra la  robustezza ed il peso sia del telaio che della componentistica poi utilizzata per il montaggio completo.


CROSS-COUNTRY: corso con rigide, front e full-suspended dotate di escursioni fino a 100 mm ed utilizzate su percorsi in genere scorrevoli, o relativamente tecnici in funzione del mezzo scelto. Le geometrie sono studiate per una massima prontezza di guida, che però per un normale escursionista potrebbe anche essere troppo elevata, ed una posizione in sella relativamente allungata. La superiore attenzione al contenimento dei pesi ed alla scorrevolezza dei pneumatici vanno in genere a discapito dei margini di sicurezza e del comfort.


MARATHON: evoluzione del cross-country e corsa su distanze più elevate con front o full-suspended dotate di escursioni intorno a 100/110 mm, assetti meno allungati e montaggi leggeri ma più attenti a durata e sicurezza, quindi con coperture più robuste e tassellate. Si tratta di mezzi ideali ad un utilizzo anche nelle “Gran Fondo”.


TRAILBIKE o TRAILRIDE: categoria regina del mercato, incarna infatti lo spirito stesso del mountain bike, ovvero quello di esplorare i sentieri tra boschi e montagne. I mezzi migliori per farlo sono full con escursioni da 100 (limite inferiore che si sta spostando a 120 mm) a 140 mm, quindi dotate di settaggi sospensione già di un’accettabile morbidezza, a tutto vantaggio di comfort e sicurezza. I telai sono robusti ma ancora abbastanza leggeri, mentre gli assemblaggi prediligono l’affidabilità. La posizione in sella è intermedia e comunque volta a favorire un miglior controllo nel tecnico.


ALL-MOUNTAIN ed ENDURO: mezzi originalmente collocati un gradino al di sotto di quelli da freeride, rispetto ai quali sono infatti molto più pedalabili, oggi potrebbero essere considerati in diversi casi come trailbike spinte.


SINGLETRACK: da molti considerato alla stregua del Trailride, è in effetti una sua “specializzazione”, perché da intendere in un’ottica più volta alle prestazioni nel percorrere veloci ma tortuosi saliscendi anche tecnici. Per questo motivo molte delle full che ne fanno parte sono a fulcro singolo, tipicamente molto attivo (non nelle staccate più violente), e dotate di corse ammortizzate contenute tra 100 e 120 mm, così da essere più basse di baricentro e reattive.


FREERIDE (o Black-Diamond): identifica il massimo divertimento in discesa indipendentemente dalla velocità pura. Si fa pertanto uso di mezzi ormai adatti al massimo a brevi e facili salite, mentre i telai e la componentistica sono molto robusti e gli assetti sono studiati per un compromesso ideale tra stabilità in velocità (e nel ripido) e reattività di guida. Le escursioni ammortizzate si collocano intorno ai 170-200 mm ed il termine Black-Diamond ha preso spunto invece dal marchio posto negli USA all’inizio dei sentieri più impegnativi, quindi riservati ai bikers più esperti. Termine introdotto sull’onda emotiva conseguente alla chiusura di diversi sentieri alle mtb a causa del danno provocato da bikers indisciplinati che escono dai percorsi tracciati, senza rispetto per il terreno o per gli altri. Chiamare l’attività stessa “freeride”, cioè modo libero di andare in bicicletta, poteva fuorviare i bikers meno attenti.


NORTH-SHORE/FREERIDE ESTREMO: pratica freeride che si è gradualmente evoluta con l’utilizzo di rampe, passerelle, salti, drop ed ostacoli d’ogni genere, sia artificiali che naturali, tipici dell’area posta lungo la costa pacifica canadese. Richiede l’utilizzo di mountain bikes particolarmente robuste ed alte da terra, nonché dotate di escursioni fino a 250 mm (esistono prodotti artigianali che arrivano a 300 mm).


DOWNHILL: utilizzo solo e soltanto in discesa, quindi con bici che all’inizio non guardavano assolutamente al peso, anzi, pareva non ci fosse limite alla crescita in tal senso. Si era arrivati quindi anche a mostri di 24 Kg e oltre, prima che la tendenza si invertisse a favore della massima agilità nella guida e prontezza di accelerazione, con pesi che ormai si stanno spostando verso i 16,5 Kg delle versioni più leggere. Le corse ammortizzate più diffuse in quest’ambito sono in genere intorno a 200 mm (ma arrivano anche a 250 mm).


DIRT-JUMPING/URBAN/STREET: evoluzioni acrobatiche che a seconda della specifica applicazione sono praticate su fondi terrosi artificialmente preparati, rampe, skatepark o direttamente in ambito urbano. Le bici sono quindi molto robuste e spesso anche singlespeed o BMX, dalla quale queste discipline hanno in effetti avuto parzialmente origine, nonché dotate quasi sempre di forcella ammortizzata (con corse oggi anche fino a 150 mm, ma generalmente intorno a 100 mm).

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DISCIPLINE AGONISTICHE PIU’ RECENTI

SHORT-TRACK: corso su percorsi cross-country ma con una durata ridotta a circa mezz’ora di gara e quindi con ritmi altissimi.


SUPER-D: disciplina agonistica molto spettacolare e divertente, nonché in crescita costante e praticata in funzione del percorso con mezzi tra il trailride e l’enduro. Dopo una partenza in stile Le Mans (si corre a piedi fino alla propria bici) la gara consiste in genere in una breve salita seguita da una lunga discesa spesso frammentata da qualche strappo.


SUPERENDURO: discese cronometrate (definite “prove speciali”) su percorsi che privilegiano la tecnica di guida e sono preceduti da trasferimenti in salita regolamentati soltanto da tempi limite di norma generosi e da penalità. Nelle discese possono essere presenti brevi salite (non superiori al 20% dello sviluppo totale) e la somma dei tempi di percorrenza delle prove speciali determina la classifica finale.


MOUNTAIN CROSS/4-CROSS: va in pratica sostituendo il Dual Slalom con una competizione ancora più spettacolare ed avvincente, in quanto a partire dal cancelletto, per combattersi letteralmente spalla a spalla su un breve percorso (ricco di ostacoli artificiali e curve in appoggio), sono qui ben quattro atleti, dei quali però solo i primi due accedono al turno successivo. Si utilizzano pertanto mountain bike sia front che full, ma con escursioni ammortizzate in genere intorno a 100/120 mm.


SLOPESTYLE: disciplina in grande sviluppo che premia la fluidità e lo stile nell’affrontare percorsi ricchi di salti, half-pipe, rampe ed altro di particolarmente spinto, in modo da permettere ai bikers di scegliere la propria traiettoria ed eseguire dei trick (acrobazie aeree) molto spettacolari. Si pratica con mtb anche molto diverse tra loro, fino ad arrivare a full derivate da quelle da freeride ma ridotte nelle corse.

 

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