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Yoda prova la Stumpjumper FSR 29er

La stumpjumper fsr 29er expert

Questa è stata la causa del mio innamoramento alle 29er.

È ormai passato un anno da quando l’ho provata la prima volta, e penso sia venuto il momento di trarre alcune conclusioni.

La parola d’ordine qui è POLIVALENZA. Con questa bicicletta ci ho fatto veramente di tutto, dalle granfondo alle gare di enduro passando per giri epici di 90 km con oltre 3000 metri di dislivello positivo E negativo.

Il reparto sospensioni merita un piccolo appunto: su questa mtb l’ammortizzatore posteriore è molto “custom for specialized” in quanto con misure uniche (da tenere bene in considerazione per eventuali upgrade futuri); sia che si pedali una comp con ammortizzatore fox, sia una expert con ammortizzatore specialized dotato di valvola inerziale “brain”, l’interasse di questo componente è di 185mm (contro i 190 di un ammortizzatore standard) con “soli” 38mm di corsa utile (che alla ruota si traduce in 105mm di escursione) valore questo comune ad ammortizzatori solitamente dotati di 165mm di interasse (i 190mm generalmente hanno corse comprese tra 50 e 55mm…). Questo è un appunto dovuto, in quanto, per chi provenisse dalla stessa bicicletta, ma in versione 26”, il valore di SAG da impostare è differente. Personalmente ho trovato un ottimo feeling impostando tale valore (per chi non sapesse cos’è il sag, è l’affondamento dell’ammortizzatore dovuto al nostro peso in sella in posizione statica) a 7mm. Per chi, come me, possedesse la versione con ammo. Specialized, bisogna anche parlare della valvole inerziale “brain fade”. Molti pensano erroneamente che agendo sul pomello blu posto sul “bombolotto” remotato dell’ammortizzatore si vada a variare la forza di apertura/chiusura del blocco stesso. ERRATO! Lo sblocco dell’idraulica (in compressione) avviene SEMPRE alla stessa soglia! Col pomellino blu del fade si va a sfumare (fade, appunto!) la compressione A MONTE del blocco stesso, offrendoci una sospensione più dura o più morbida dal tutto esteso fino al punto in cui l’idraulica “trova” il blocco. Con questa regolazione si modifica quindi la frenatura in compressione nella primissima parte del lavoro dell’ammortizzatore, regolazione che scema non appena la valvola inerziale (il brain vero e proprio) apre completamente l’idraulica andando ad annullare la regolazione del fade fino alla ri-chiusura della valvola stessa. Per chi provenisse da una epic, sia chiaro che il fade della stumpjumper è tarato molto più morbido e non si arriverà mai ad un valore di frenatura esagerato come sulla epic. Sulla mia, per dare una indicazione di massima, trovo molto efficace chiudere tutta la valvola brain (avvitando, in senso orario) per poi aprire di 4 click, in tutte le situazioni molto pedalate, dalla granfondo alla lunga gita domenicale, per una massima resa in pedalata senza però rinunciare alle ottime doti di assorbimento di cui questa bicicletta è dotata. Nelle situazioni in cui va invece prediletto il fattore comfort/sensibilità sui piccoli urti, consiglio invece il contrario, cioè aprire tutta la regolazione per poi chiuderla di 4 click.

Per chi possedesse invece il modello dotato di ammo. Fox triad, consiglio di mantenere lo stesso valore di sag (7mm appunto!) e di lavorare poi con il pomellino blu sfruttando le tre canoniche posizioni aperto-chiuso-propedal, sfruttando la prima nei tratti veloci e sconnessi, soprattutto discendenti, la seconda solo ed esclusivamente sull’asfalto e la terza in tutte le situazioni dove si pedala sugli sterrati più o meno sconnessi.

 

yoda_cornering_oBIGIn sella: La prima cosa che appare appena saliti in sella è lo spazio a disposizione; qui nulla interferisce tra biker e bike. Non una guaina fuori posto, non un solo cavetto che ci striscia sulle gambe. La posizione appare abbastanza distesa (specialized monta forse un attacco un filino troppo lungo per una 29er) ma confortevole grazie al ridotto dislivello sella/manubrio. Il manubrio, a mio avviso, è troppo stretto e dritto per una 29er con delle capacità discesistiche  così esaltanti (che descriverò in seguito) pertanto la sua sostituzione con un flat bar da almeno 68cm e con un bend (angolo di curvatura verso il pilota, per capirci) di almeno 9/10 gradi sulle misure M e L o di un low rizer altrettanto largo per le misure XL e XXL (non disponibile sul mercato italiano quest’ultima) è d’obbligo.

Si pedala: dopo i primi colpi di pedale e dopo aver superato la tipica inerzia data dalle ruotone, traspare subito una stabilità mai vista prima. La bicicletta corre sui binari senza la minima scomposizione, passa sopra ad ogni ostacolo senza nemmeno che il biker se ne renda conto. Alle basse velocità lo sterzo risulta un poco pigro, fatto dovuto sia all’angolo sterzo decisamente “rilassato” rispetto allo standard cui siamo abituati in ambito 29er (69,5 gradi) abbinato al manubrio da 71 cm che ho montato; non appena la velocità sale, questa sensazione scompare a favore di una eccellente stabilità, elevata al punto di invogliare il biker a provare ad affrontare tutte le curve (strette o larghe che siano) a velocità impensabili con una 26” di pari escursione. Attenzione! Io prima di trovare il limite ho “appoggiato” il naso a terra non poche volte… meglio forse partire con calma e tentare velocità di ingresso via via più alte, al contrario di come ho fatto io che ho preferito  partire dal massimo possibile (per me ) per poi calare fino ad un margine di sicurezza soddisfacente. Devo però dire che MAI in 22 anni di mtb ho percorso curvoni e tornantini con altrettanta sicurezza.

L’angolo di sterza aiuta anche molto nei tratti di discesa molto ripidi, dove la sensazione al ribaltamento in avanti quasi scompare senza però penalizzarne le doti di arrampicatrice.

Arrampicatrice. Questo è un altro fattore invidiabile da molte (leggi quasi tutte) le mtb in commercio. Con coperture adeguate e tassellate (kenda nevegal in primis) si possono (gambe e fiato permettendo!) tentare salite impossibili. E per impossibili intendo strappi in salita che fino allo scorso anno ho sempre affrontato A PIEDI!!! Molti dei miei compagni di uscite sono rimasti a bocca aperta!

In discesa, nel veloce, come detto, la bicicletta offre una grande sicurezza, ma attenti a non farvi prendere la mano… si raggiungono velocità incredibili! Nel tecnico stretto il discorso si complica, e bisogna essere molto abili (e fare molta pratica!) per riuscire a divincolarsi nei tornantini senza perdere molta preziosa velocità. Questa bicicletta, infatti, alle basse velocità è un po’ “ingabbiata” e chiede di essere lasciata libera di correre: non è una cosa impossibile, bisogna solo adeguare la propria modalità di guida e sfruttare tutto l’equilibrio offerto e l’aderenza  disponibile per entrare nei tornanti più stretti ad una velocità un po’ più elevata del solito. Con questa bike (ma direi con le 29er in generale) è importantissimo guidare in maniera pulita, dimenticandosi i “giochetti” fatti di impennate e derapate. Qui si deve guidare in modo dolce e fluido, lasciando che le grandi ruote spianino tutto ciò che passa sotto le ruote. Con un po’ di pratica (e perché no, di adattamento) si può raggiungere un eccellente feeling.

 

yoda_guado_oBIGNoie ed inconvenienti: la grande stabilità è anche dovuta ad un movimento centrale molto basso da terra,  in certe situazioni si può urtare il terreno coi pedali.

La bielletta della sospensione posteriore ha, fin da subito, evidenziato un fastidiosissimo scricchiolio, problema risolto con una ingrassata ai perni degli snodi della bielletta stessa.

Dopo circa 1000 km di utilizzo l’ammortizzatore ha iniziato leggermente a trafilare olio dal

manicotto dell’aria, problema comunque risolto in breve da specialized italia.

 

In conclusione, una bike ottima come bici unica, con un carattere docile ma anche cattivo se la si sa portare al limite. Qui 100mm di escursione sembrano veramente molti di più!

 

Coperture consigliate: per giri molto impegnativi e impervi: kenda nevegal o panaracer rampage ( ma attenzione all’ingombro, nella mia ho limato il deragliatore per eliminare lo sfregamento del copertone posteriore contro la gabbia, fenomeno che però si manifestava soltanto nei fuori-sella più impegnativi dove la flessione delle ruote porta a questo problema).

Per giri più pedalati e tranquilli, ma in totale sicurezza, ottimi i maxxis ignitor o le gomme di serie, le the captain.

 

Testo e prova di Yoda76

 

 

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