Perché una single speed? Oggi in negozio la mia SS era parcheggiata in un angolo, comunque in bella vista. I commenti e le domande sono arrivate in maniera esagerata, e qui mi sono posto alcune riflessioni. Vorrei condividerle.
Ho la fortuna di lavorare nel settore ciclo da 10 anni e di innovazioni ce ne sono state, soprattutto nelle sospensioni, nei freni e, finalmente, nelle ruote! Io adoro, ho sempre adorato e sempre adorerò la tecnologia, gli orpelli inutili e le “cosine” che tanti soldi mi hanno fatto spendere negli ultimi anni ma, ad un certo punto, un’insana voglia di semplicità mi ha colpito.
Su mtb-forum si parla spesso di single speed e mi sono detto : “perché no?”
Così mi sono operato per lo scopo e ho allestito la mia SS
Le sensazioni:
Erano anni che non possedevo una bike così leggera.
La leggerezza coadiuvata dalla forcella rigida, fa sì che questa bicicletta acceleri in un modo inaspettato, con una velocità incredibile.
Visto il territorio ripido in cui vivo, il rapporto montato è piuttosto agile, un 36-20 o 36-22, rapporto che porta spesso a girare i pedali “fuorigiri” nei tratti in piano.
E qui la prima sensazione positiva: chi se ne frega! Chi ha fretta?
Pedalare una SS dona una visione differente dell’andare in mtb, si lasciano da parte tante nozioni e automatismi acquisiti negli anni, del tipo, “dov’è il lock-out?, non mi entra il padellone, quand’è il momento migliore per cambiare rapporto?”
Tutte cose che si dimenticano dopo i primi metri.
Subentra il fattore fisico: risparmio le forze o non ce la faccio a pedalare per tutta la salita, spingo a tutta tanto è solo una strappetto… in discesa sale l’attenzione sul terreno, non ci si può permettere di perdere lo slancio, è impossibile rilanciare, e si torna a cercare la via più pulita, la scorrevolezza massima, la massima pulizia di guida, tutte cose purtroppo dimenticate con l’avvento delle bi-ammortizzate dalle corse lunghe e dalle coperture di sezione sopra i 2 pollici.
Spesso si pensa (e a ragione, perché no!) che la tecnologia ci migliori la vita.
Ma, alle volte, un passo indietro può cambiarci, ci fa avere un approccio diverso nel vedere le cose, pedalare con solo le proprie forze, spingendo come dei dannati in salita, o lasciando correre la bici in piano e magari distrarsi un po’ guardando il territorio che ci circonda e che mai avevamo notato così bene quando eravamo presi dalla foga di ottenere la massima velocità possibile spingendo il rapporto più lungo possibile.
Spesso la tecnologia ci fa dimenticare tutte queste piccole cose e una SS può rendercele, facendoci riassaporare il gusto del puro gesto atletico e della sola fatica fisica. Io, la mia bici e le mie gambe. Tutto il resto non conta!
Facendo un paragone sul lasciare in garage, per una volta, la “bici con le marce” a favore della SS con uno dei regali della tecnologia moderna in ambito informatico, potrei azzardare che,secondo me, tralasciare tutta questa tecnologia è un po’ come, per una volta, scollegarsi da facebook, spegnere il pc e andare da quell’amico che “vediamo” solo più dietro lo schermo del pc e suonare ala sua porta, con 4 birrette gelate e farsi una chiacchierata VERA.
Ecco, la SS in sintesi è questo: lasciare a casa la tecnologia, per una volta, e riappropriarsi del pedalare SOLO con le proprie forze, senza che nulla cambi la nostra visione di ciò che stiamo facendo:
Pedalare per il giusto piacere di farlo!
Testo e foto di Yoda
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